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Giovedì, 6 Ottobre 2022

Mostro di Firenze, la genetista: "Nuove tecnologie per tracciare profilo del killer"

Secondo Marina Baldi, elementi inediti utili potrebbero emergere da ulteriori analisi del Dna di saliva ritrovato sulle tre lettere di minacce inviate nel 1985 a Canessa, Fleury e Vigna. Quest'ultimo le riteneva dell'assassino delle coppiette

Secondo la genetista forense Marina Baldi, già consulente nel giallo dell'Olgiata, risolto a distanza di decenni, elementi inediti utili all'inchiesta infinita sul cosidetto 'Mostro di Firenze' potrebbero emergere da ulteriori analisi del Dna di saliva ritrovato sulle tre lettere di minacce - il "Reperto 80" - inviate nel 1985 ai pm Paolo Canessa, Francesco Fleury e Pierluigi Vigna. Quest'ultimo riteneva le tre lettere autentiche, ovvero dell'assassino delle coppiette. Va ricordato che per tre degli otto duplici delitti attribuiti al cosidetto "Mostro", non vi sono ancora colpevoli riconosciuti.

Baldi: "Analisi approfondite per stabilire fenotipo biologico"

“Il Dna rinvenuto sulle buste può considerarsi quasi completo e nuovamente comparabile in futuro con altri profili o altri reperti disponibili - sostiene la genetista Baldi intervistata dal reporter e videomaker Paolo Cochi -. Gli alleli rinvenuti sono sufficienti per eventuali futuri nuovi confronti genetici. Con le tecniche di oggi, si potrebbe tentare un certo tipo di approfondimento di analisi per avere informazioni sul fenotipo biologico e quindi: le caratteristiche fisiche dell’individuo, quali l’etnia, il colore degli occhi ed altri fattori fisici”.

Che cos'è il "Reperto 80"

Il "reperto 80" sono le tre buste su cui il genetista Ugo Ricci (incaricato dalla procura di Firenze di effettuare indagini scientifiche su vari reperti acquisiti nel tempo, nell'ambito dell'ultimo filone d'indagine "Vigilanti- Caccamo") ha rinvenuto traccia di Dna di un soggetto sconosciuto, "Ignoto 1". Almeno due di queste buste furono recapitate a mano, nel 1985, in procura a Firenze. Nelle buste sono contenute minacce agli inquirenti e un bossolo "Winchester" serie H, della stessa serie del killer delle coppiette. Nessuna delle tre missive, prive di affrancatura, è timbrata dalle poste. Il Dna di saliva, in completo ma comparabile (presenti 10 alleli su 22), non appartiene ad alcuno dei nomi entrati nella vicenda.

Le prime due lettere arrivarono lo stesso giorno (1° ottobre 1985) in procura di Firenze, la terza quattro giorni dopo. Il loro contenuto è identico: fotocopia dell’articolo comparso su La Nazione il 29 settembre 1985 intitolato: Un altro errore del mostro; sul bordo della fotocopia il seguente testo dattiloscritto: "Vi bastano uno atesta!!!". La busta, oltre all’articolo, contiene un foglio bianco sul quale è stato pinzato un dito di guanto di gomma che funge da contenitore per una cartuccia di calibro 22, serie Winchester, con la “H” sul fondello.

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La terza lettera arrivò invece il 5 ottobre 1985, non fu protocollata ma tassata per mancata affrancatura da parte del mittente. La sua busta non contiene nessun articolo ma c’è un dito di gomma giallo che contiene un proiettile calibro 22, più un paio di guanti di gomma interi. Il Dna è stato comparato con quelli di Pacciani, Narducci, Vigilanti, Caccamo, Salvatore Vinci, Rolf Reinecke e altri. Senza alcun riscontro positivo.

La missiva inviata a Fleury non ha il timbro postale: è stata consegnata manualmente al protocollo della procura. Quella inviata a Paolo Canessa ha un errore nella grafia del destinatario: “Sig. Procuratore del Repubblica Paolo Cannessa”, col cognome che ha erroneamente una doppia “n”. "Repubblica" invece è scritto correttamente, a differenza di quanto compare nella nota lettera contenente un lembo di seno della vittima francese inviata alla Della Monica sempre nel 1985, quando quest'ultima non si occupava più del caso. A differenza di quella lettera, inoltre, non è stata usata la colla per sigillare la busta: il mittente l'ha inumidita con la saliva. Il soggetto è di gruppo sanguigno A.

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L'articolo della Nazione di domenica 29 settembre 1985, infine, è a firma Mario Spezi ed è intitolato "Altro errore del mostro". Sommario: "La notte del delitto tutte le strade erano controllate e la sua auto potrebbe essere stata segnalata da un casellante. Il magistrato è certo: è dell’assassino il proiettile calibro 22 trovato all’ospedale di Ponte a Niccheri. Ricostruiti gli spostamenti dal luogo del duplice omicidio a San Piero a Sieve per imbucare la macabra missiva. Interrogatori e perquisizioni”.

La 'ricognizione' scientifica

Nell'ambito dell'ultima inchiesta - che ha consegnato il profilo genetico di un ignoto che potrebbe anche essere quello del Mostro - sono stati ripresi in mano tutti i reperti disponibili nell’archivio dei corpi di reato. Non ce ne sono molti, e sono quasi tutti relativi all’ultimo delitto del 1985 a Scopeti, quando il mostro trucidò una coppia di francesi che dormiva in una tenda.

Ed è sulla canadese che il genetista Ugo Ricci ha concentrato i suoi sforzi, alla ricerca di tracce biologiche da estrarre e comparare con i dna in banca dati. Tra questi, mancano quelli di Giancarlo Lotti e Mario Vanni, i due compagni di merende, defunti, condannati in via definitiva (a 24 anni il primo, all’ergastolo il secondo) per aver commesso, con Pietro Pacciani, secondo le sentenze, gli ultimi quattro delitti, tra cui quello del 1985.

Il genetista della procura ha cercato le tracce in punti “sensibili” come ad esempio la zip della tenda o i vestiti. Un profilo maschile, differente da quello della vittima Jean Michel Kraveichvili (anch’esso assente dalla banca dati ma ricavato da altri reperti) è stato isolato su una paio di pantaloni taglia 44 presenti nella tenda. Un ulteriore profilo è spuntato appunto dal "Reperto 80".


 

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