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Palazzo Vecchio, già polemica sulla nuova piattaforma per lo smart working. Dardano (Iv): "Non funziona"

La capogruppo di Italia viva attacca: “Già attivata, ma il funzionamento sarà spiegato tra tre giorni”. Anche la Fp Cgil chiede il rinvio

Non è ancora entrata in vigore ma Lara (Lavoro agile rendicontazione attività), la nuova piattaforma per regolamentare lo smart working di Palazzo Vecchio, fa già discutere.

“Sarà attiva da domani (oggi, venerdì, ndr), però il suo funzionamento verrà spiegato lunedì, è assurdo”, dice la capogruppo di Italia viva Mimma Dardano contestando non solo la tempistica del provvedimento (“i dipendenti hanno ricevuto una comunicazione praticamente dall’oggi al domani, sarebbe stato meglio predisporre una fase sperimentale per verificarne l’efficacia”) ma anche lo stesso applicativo.

Il sistema di rendicontazione prevede che il dipendente indichi, per ogni giornata di impiego a distanza, gli obiettivi o le macrofunzioni a cui ha lavorato, le attività (espresse attraverso tag sintetici più una descrizione nel campo note) e il tempo dedicato a ciascuna di esse, da esprimere sotto forma percentuale nell’arco della giornata lavorativa.

“È un sistema macchinoso di 141 codici relativi alle attività svolte e suddivise tra macro funzioni e obiettivi. Un numero enorme, i dipendenti rischiano di passare gran parte del proprio tempo a monitorare le attività che svolgono e a riempire caselline. È questa l’efficienza che cerchiamo nella pubblica amministrazione?”, chiede la capogruppo di Italia viva.

“Dovrebbero essere i direttori a controllare e verificare il raggiungimento degli obiettivi. Il Comune di Firenze - conclude - si fa vanto di aver vinto un premio per lo smart working come città virtuosa, con risultati importanti ottenuti sul fronte ambientale, ma non è così che funziona il lavoro agile. O si ha fiducia nel personale e si lavora per obiettivi, altrimenti togliamolo”.

Anche la Cgil chiede di rinviare

E una richiesta di sospensione della circolare arriva anche dalla Fp Cgil del Comune, con motivazioni analoghe a quelle della consigliera.

In una nota, in cui si evidenzia come la Rsu non sia stata preventivamente informata, il sindacato lamenta anzitutto i tempi estremamente ristretti, con il link per collegarsi alla piattaforma arrivato soltanto ieri.

“È evidente che l’uso di un applicativo che non si ha avuto modo di conoscere metterà in ovvia difficoltà le lavoratrici e i lavoratori; per il suo uso corretto sarebbe stato utile almeno avere un periodo di prova”, scrive il sindacato.

Oltre a questo, prosegue la Cgil, “il sistema appare complesso, probabilmente richiederà un impiego di tempo importante per i lavoratori e per gli E.q. (Incarichi a elevata qualificazione, ndr) che dovranno verificare. È proprio necessario?”.

Infine un giudizio complessivo sull’operazione, non certo positivo: “È proprio questa la modalità più utile e idonea per verificare il lavoro svolto in agile? Non ci pare che debbano essere controllati i tempi di esecuzione, sono infatti previste fasce di reperibilità e per il resto il tempo è gestito dal lavoratore, piuttosto verificato il raggiungimento degli obiettivi e dei compiti assegnati da parte della dirigenza”.

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