Dolce e Gabbana, protesta di Potere al Popolo: "Fatturato da 1,3 miliardi, ma il Comune fa lo sconto sul suolo pubblico"

Francesca Conti: "Basta privatizzare i luoghi simbolo dei fiorentini". La stampa locale tenuta fuori

In foto: sopra piazza della Signoria chiusa, sotto gli attivisti di Potere al Popolo

Sfilata di Dolce e Gabbana ieri sera in Palazzo Vecchio, con tanto di Chiavi della Città consegnate dal sindaco Dario Nardella a Monica Bellucci. Per l'occasione, piazza della Signoria transennata e off limits, come pure l'istituzione principe della città, Palazzo Vecchio appunto.

"Per tre giorni Firenze protagonista della moda mondiale. Grazie Dolce & Gabbana per aver scelto la nostra città con un evento che impiega 1.250 persone, 50 aziende e promuove 38 artigiani fiorentini. Insieme a loro abbiamo accolto a Palazzo Vecchio una vera icona, ambasciatrice dell’eleganza italiana nel mondo: Monica Bellucci, a cui abbiamo conferito le Chiavi della città", esulta il sindaco Dario Nardella.

Non sono però mancate le voci fuori dal coro, come quella di Potere al Popolo, che denuncia come "nonostante le parole pronunciate nei mesi scorsi prosegua la logica della Firenze svenduta al turismo di lusso".

Ieri sera così, la candidata alle regionali di Pap Francesca Conti ha organizzato un "aperitivo popolare" accanto alle transenne che chiudevano piazza Signoria.

"I fiorentini non sono invitati all'aperitivo di gala nella loro casa, Palazzo Vecchio? E noi brindiamo qui in piazza", ironizza la candidata, già intervistata dalla trasmissione Report nei mesi scorsi nella puntata 'Firenze in svendita', dove si parlava tra le altre cose della trasformazione dell'ex caserma di Costa San Giorgio in resort extra lusso, servizio che all'amministrazione è rimasto di traverso.

"E' stata chiusa e resa inaccessibile tutta una piazza, è stato chiuso il 'nostro' palazzo, la casa dei fiorentini, Palazzo Vecchio. Perché privatizzare così uno spazio pubblico? Perché non utilizzare anche altri luoghi della città, come avviene altrove, per rilanciare magari anche le periferie? Firenze è anche molto altro", chiede Conti.

"Non abbiamo niente contro la moda e il made in Italy, sia chiaro. Li riteniamo importantissimi. Ma degli artigiani bisogna occuparsi 12 mesi l'anno, non un giorno per un evento spot. Artigiani che dal centro sono stati espulsi, come i residenti, perché non c'è più lavoro e perché gli affitti sono troppo alti. I grandi eventi poi portano solo lavoro precario", prosegue l'esponente di Pap.

"Una polemica demagogica e avulsa dalla realtà. La moda non è un lusso per pochi: nell'area metropolitana di Firenze abbiamo 7.400 aziende con 43.000 lavoratori nel settore moda. Un tale evento non solo rilancia la città in una fase di profonda crisi, ma è un momento importante per un settore fondamentale della nostra economia, con milioni di indotto per tutto il territorio", replicava nei giorni scorsi Nicola Armentano, capogruppo del Pd a Palazzo Vecchio, alle critiche portate anche dai consiglieri di Sinistra progetto comune Palagi e Bundu.

"Tutto è stato deciso dalla giunta del sindaco senza che il consiglio comunale si sia pronunciato - rispondono però a loro volta gli attivisti di Potere al Popolo -. La tassa sul suolo pubblico per l'utilizzo di piazza Signoria poi è stata ridotta del 50% ad un gruppo, Dolce e Gabbana, che come ultimo fatturato ha 1,3 miliardi di euro. Che almeno paghino l'intera cifra come tutti gli altri, possono permettersela no?".

Da notare che ai giornalisti locali è stato negato l'accredito e l'accesso per seguire l'evento che si svolgeva dentro Palazzo Vecchio, alla faccia della trasparenza (la sfilata è avvenuta nel Salone dei Cinquecento). Un diniego contro il quale ha duramente protestato l'Associazione stampa toscana, il sindacato dei giornalisti.

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"Per le sfilate di moda in programma a Firenze non è stato possibile l'accredito alla stragrande maggioranza dei colleghi delle testate toscane interessate a seguire l'avvenimento. Il sindacato dei giornalisti - si legge nella nota diramata dall'Ast, presieduta da Sandro Bennucci, ex giornalista de La Nazione -, esprime indignazione per un comportamento di esclusione del tutto inaccettabile e si chiede se abbia senso che vengano ospitati grandi eventi in Toscana se le testate regionali e locali non li possono poi raccontare".

(In foto: sopra piazza della Signoria chiusa, sotto gli attivisti di Potere al Popolo)

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