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Martedì, 28 Maggio 2024
La storia / Isolotto / Via Torcicoda

Storico negozio compie 70 anni di attività: “Rispetto per i dipendenti e legame col quartiere i nostri segreti”

La storia di "Silvana Via Torcicoda", portata avanti da tre generazioni

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In una Firenze sempre più turistica circondata dai negozi delle multinazionali, c'è chi ancora resiste, portando avanti la propria attività attraverso i valori di un tempo ormai perduto. E' la storia di Gioia Lenzi e della sua attività “Silvana Via Torcicoda”. Un negozio di abbigliamento situato nel quartiere dell'Isolotto, che domenica 21 aprile compirà ben 70 anni di attività.

Quando Gioia, figlia di Aldo e Silvana, racconta della storia del suo negozio, lo fa con l'orgoglio di chi sa quanto è stato difficile e quanto lo è ancora oggi portare avanti un'attività di famiglia in un mondo dove il "super", "l'iper" o la grande catena fa da padrone. "Tutto nasce nel 1954, quando i miei genitori aprirono questo negozio come merceria – racconta Gioia -. Mio babbo faceva il tessitore a Prato, mentre mia mamma la sarta in centro a Firenze, decidendo di mettersi in proprio". Una scelta rivelatasi subito vincente, in quanto a quei tempi il quartiere dell'Isolotto era in piena espansione. 

Prodotti da cucito, riparazioni sartoriali e rammendi di calze erano i servizi che l'allora merceria proponeva ai neonati residenti dell'Isolotto. Ben presto, grazie alla competenza dei titolari, il negozio divenne un punto fermo nel quartiere, e si spostò rapidamente dalla vecchia strada di Via Palazzo dei Diavoli, alla nuovissima Via Torcicoda, prima con una piccola bottega e poi con un grande fondo a tre sporti. "Quando ci siamo spostati ho cominciato a lavorare in negozio – dice Gioia -. Decisi di lasciare la scuola a 14 anni e di aiutare i miei genitori. Negli anni seguenti mio padre, Aldo, è venuto prutroppo a mancare, quindi io e mia madre abbiamo continuato a mandare avanti l'attività, arrivando fino ad oggi, dove da poco sono arrivate anche mia figlia e mia nipote, portando nell'attività la terza generazione della famiglia".  

Ma quali sono i segreti per arrivare a 70 anni di attività, mentre intorno sono sempre più numerosi i piccoli negozi che chiudono battenti? "Io ringrazierò sempre i miei genitori che decisero di aprire in periferia, in questo caso l'Isolotto, e non nel centro di Firenze – racconta la titolare del negozio -. Di certo, se oggi fossimo nel centro, avremmo tante difficoltà, dalla concorrenza con i grandi marchi ai costi degli affitti. Anche con gli orari siamo rimasti un po' “antichi”. La domenica siamo chiusi, così come le festività. Ci teniamo che i nostri dipendenti abbiamo una qualità della vita buona".

Ma la vera forza, secondo Gioia, sono le radici e il rapporto familiare con i clienti. "Ormai siamo una realtà presente da tantissimi anni, e spesso alcune persone vengono da noi perché li portavano il babbo o la mamma quando erano bambini. Tutti sono contenti che ci siamo ancora. Il quartiere è legato a noi e noi siamo legati al quartiere. Abbiamo un altro tipo di rapporto col cliente".

Famiglia, legame col quartiere e qualità dei prodotti sono quindi i punti di forza per cercare di resistere al “magna magna” turistico. E se a Gioia si chiede cosa si aspetta dal prossimo futuro, lei risponde così: “Mi auguro che mia figlia, entrata da poco, possa crescere insieme all'attività, anche se mi rendo conto che non è facile. Siamo comunque molto contenti, perché già riuscire a pagare tutti gli stipendi ogni mese mi rende felice. Forse mi aspetterei una mano in più da parte delle istituzioni per noi negozi storici. Non vogliamo essere solo una targa, perché attività come la nostra rappresentano anche la storia della città". 

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