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Un euro l'ora agli operai africani: "Sono migranti, non hanno alternative"

Condannati per caporalato due coniugi cinesi che gestivano ditte calzaturiere nel Fiorentino

Facevano lavorare i migranti africani sette giorni su sette, dieci ore al giorno, per circa un euro l'ora.

Due coniugi cinesi che gestivano cinque ditte calzaturiere a Empoli (Firenze) sono stati condannati a tre anni di reclusione per caporalato, bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Nei loro confronti, il tribunale di Firenze ha disposto anche la confisca di beni per circa 1,7 milioni di euro.

Secondo quanto emerso dall'inchiesta, i coniugi preferivano migranti africani, come operai, perché "facilmente sfruttabili in quanto privi sia di alternative lavorative, sia delle risorse necessarie per denunciare un eventuale sfruttamento sul luogo di lavoro, oltre che meno consapevoli dei propri diritti sindacali rispetto a lavoratori provenienti da altre zone".

Anche il figlio della coppia è stato rinviato a giudizio, per gli stessi reati. Ma è latitante in Cina, dove è scappato lo scorso novembre, quando i suoi genitori sono stati arrestati. Il processo a suo carico inizierà l'8 settembre.

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