Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Cadaveri nelle valigie: Tradimenti, pestaggi, coltellate e "besa". L'ombra della faida familiare sul duplice delitto

Gli investigatori stanno ricostruendo ruoli e azioni dei figli e degli altri contatti dei coniugi Pasho. A partire da Taulant e Dorina Pasho. Lui è in carcere per droga in Svizzera, lei lo denunciò perché l'aveva picchiata

Dorina Pasho, screenshot da Rai3

Dove è e cosa fa Taulant Pasho, il figlio della coppia i cui cadaveri fatti a pezzi sono stati trovati nei giorni scorsi all’interno di quattro valigie in un terreno accanto al carcere di Sollicciano, sotto la FiPiLi? E che ruolo ha avuto – se l’ha avuto – in questa macabra vicenda? E sua sorella, Dorina?

Domande importanti, alle quali i carabinieri del nucleo investigativo di Firenze, alle prese con uno dei casi più inquietanti che Firenze ricordi in questi ultimi anni, stanno dando via via risposta, con l'obbiettivo di ricomporre i pezzi di un puzzle ancora molto complicato.

Perché attorno ai cadaveri dei coniugi Pasho, finalmente identificati, sta prendendo sempre più corpo, tra inquirenti e investigatori, un’ipotesi sintetizzabile in una singola parola: “besa”. E un sospetto pesante: dietro il duplice omicidio, potrebbe esserci una faida familiare anziché, come teorizzato in alternativa, questioni di droga. Ma vediamo perché.

“Besa”

“Besa” – “fiducia”, in albanese - è un codice d’onore, forse il più antico e alto dell’intera Albania. E’ un patto di sangue, come ha spiegato La Nazione, un contratto indissolubile che si scioglie solo con la morte.

Durante il processo di reclutamento, un membro che vuole entrare nella mafia albanese è tenuto a prestare giuramento, un giuramento che viene considerato sacro perché definito, appunto, come un ’besë’.

La conferma del Ris: identificata la vittima maschile

Quando si dà a qualcuno il proprio ’besë’, si dà in senso non teorico, ma letterale, la propria vita. Col “besë” si giura fedeltà all’organizzazione a costo della vita, ma anche di quella dei propri familiari.

Ma che c’entra Taulant Pasho col “bese”? Potrebbe entrarci eccome: per lui, al carcere di Sollicciano, c’era la porta girevole. Entrava e usciva da lì, e sempre con la solita accusa: spaccio. E la mafia albanese è ‘ferrata’ in traffico di droga e gestione della prostituzione.

Taulant, lo dicono le carte, era specializzato nella seconda. Ma anche sulla prima non scherzava affatto se è vero, come è vero, quello di cui il sostituto procuratore Ornella Galeotti ha chiesto conto ieri alla sorella Dorina.

Dorina

Dorina è la sorella di Taulant, così come Viktoria. Nella prima metà del 2015, Shpetim e Teuta Pasho, i genitori di Dorina, Viktoria e Taulant, sono vivi e vegeti e fanno la spola fra l’Albania e la Toscana, dove vivono i figli.

Un giorno Dorina, impiegata in un’azienda di Certaldo (FI), si presenta ai carabinieri di Castelfiorentino per raccontare una storia: "Mio fratello mi ha picchiato".

E lo scenario che emerge, secondo La Nazione, è il seguente: Taulant avrebbe aggredito la sorella perché colpevole di frequentare un uomo sposato. Qualcosa che non si deve fare, laddove la struttura familiare sia caratterizzata da una forte disciplina interna, che si ottiene mediante azioni punitive per ogni deviazione dalle regole interne, quale quella di frequentare un uomo sposato. Una deviazione che merita una punizione. ’Besa’, appunto.

Taulant

Poco dopo aver picchiato la sorella, hanno ricostruito gli inquirenti, Taulant Pasho accoltella un altro albanese, di un’altra famiglia, forse di un altro clan. La morte dei suoi genitori è una vendetta per questo? O per la droga? O c’entra piuttosto l’altro business, quello della prostituzione?

Di sicuro c’è solo che tempo dopo, nel febbraio del 2016, è Dorina a lanciare l’appello per la scomparsa  dei genitori, fino ad arrivare alle telecamere di ’Chi l’ha visto?’: "Il mio babbo e la mia mamma sono scomparsi da tre mesi, aiutatemi, non so dove sono", aveva detto.

L'autospia sulle vittime: lui sgozzato, lei soffocata

I carabinieri indagarono, scavarono: Shpetim e Teuta Pasho sembravano essere finiti nel nulla. Forse per "allontanamento volontario" o per una “discussione familiare”. Non era affatto andata così.  

Così, nelle scorse ore gli investigatori hanno chiesto verifiche all’Interpol per accertare se fosse sussistente “l’attuale stato di detenzione di Taulant Pasho in un istituto penitenziario svizzero”.  La verifica è già stata fatta dalle autorità elvetiche e la conferma è arrivata a Firenze: Taulant è attualmente in carcere in Svizzera, nel cantone di Aargau (Argovia), dal 16 ottobre 2020, per furto con scasso e violazione di domicilio.

La procura fiorentina ha già provveduto a far effettuare l’internazionalizzazione di un provvedimento di carcerazione definitivo a suo carico: 3 anni e 11 mesi di reclusione, per stupefacenti. Intanto le indagini proseguono.

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