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Cronaca

Movida estiva, Arno invaso dai rifiuti. Gli operatori protestano: "Turisti costretti allo slalom"

Sup, rafting, canottaggio: come cambiano le attività con l'arrivo dei locali. "La colpa non è loro, alle istituzioni chiediamo coordinamento"

L'estate fiorentina si popola di locali. Una boccata d'aria la sera, una cena all'aperto, un drink e un po' di divertimento fuori dal caldo quotidiano di questi giorni. Senza dubbio una valvola di sfogo importante per i fiorentini.

Ma dove c'è qualcuno che crea divertimento, qualcun altro ne subisce le conseguenze. Il tema sembra essere uno: la gestione dei rifiuti che producono queste attività e i loro frequentatori. Ma in realtà è un altro: la mancanza di coordinamento dall'alto e di dialogo fra le varie realtà.

Almeno è così per Tommaso Pucci, inventore di "Toscana Sup". Significa "Stand up paddle" ed è una disciplina che si pratica acqua, a metà strada fra canoa e surf. Permette di passeggiare su laghi, fiumi e mare stando in piedi su una tavola e remando con una pagaia.

Si parla della gestione dell'Arno, bacino d'acqua dove opera "Toscana Sup". Ogni anno tanti turisti, oltre che fiorentini, prenotano per provare (o praticare) questo sport e magari per vedere Firenze dal suo fiume. Anche in un momento di secca come questo, ogni anno la solita storia.

Dal 2023 i cassoni dei rifiuti si aprono con la tessera sanitaria

"Nel periodo estivo dei locali l'Arno è molto più sporco. - racconta Tommaso - Ci ritroviamo i rifiuti ovunque, a pochi passi dai punti in cui partiamo per le escursioni in Sup. E' impossibile lavorare accanto alla spazzatura: ogni volta mi devo scusare con i miei clienti per il puzzo. Ma non è un bel biglietto da visita. Offriamo un servizio e vorremmo darlo di qualità, non solo agli stranieri", sottolinea.

La rabbia e l'impotenza animano Tommaso, innamorato di Firenze, oltre che della sua attività. E non ce l'ha affatto con i locali. "Ho segnalato in tutti i modi il problema alle amministrazioni, solo che ogni volta che fanno qualcosa che riguardi l'Arno non riescono a coinvolgere tutti i soggetti. I gestori di locali hanno tutto il diritto di lavorare, ma anche noi: perché non si organizzano meglio gli spazi? Basterebbe programmare, coinvolgerci ed ascoltarci. Trovare soluzioni che accontentino tutti si potrebbe fare in maniera molto semplice".

Sono sei-sette le associazioni che operano in Arno, da chi fa rafting ai renaioli, passando per i canottieri. E vivono tutte lo stesso disagio. Da tempo si parla di rendere navigabile l'Arno. "Ora per esempio - spiega Tommaso - stanno facendo interventi sulle pescaie. Ma sarebbe bastato coinvolgere le associazioni sportive per pensare e realizzare gli scivoli per consentire l'intera navigabilità Arno. Già oggi l'Arno potrebbe essere navigabile da Arezzo fino al mare, ma devi trasbordare e l'accessibilità non è totale". 

Insomma il potenziale ci sarebbe e basterebbe poco per utilizzarlo al meglio. "Perché non sfruttare le strutture per fare delle attività in Arno con i bambini? Noi ci guadagneremmo meno rispetto alle gite con i turisti, - conclude Tommaso - ma è un sacrificio che faremmo volentieri per sentirci più coinvolti nella nostra città".

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