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Lunedì, 15 Aprile 2024
Politica

Terremoto post gazebo, nel Pd si parla di primarie per il successore di Nardella

L'attuale inquilino di Palazzo Vecchio frena: “Presto per dirlo, i nuovi vertici tengano il partito unito”

Già si parla di altre primarie nel Pd, quelle per il prossimo candidato a sindaco di Palazzo Vecchio. Sottovoce ma non troppo. Eh sì, perché i gazebo di domenica scorsa hanno davvero terremotato l'establishment fiorentino e toscano del partito: una batosta del genere i 'riformisti' non se l'aspettavano proprio, nemmeno negli incubi peggiori.

Addio sogni di gloria?

Addio sogni di gloria nazionale, almeno per ora, per il sindaco Dario Nardella, che appoggiando a spada tratta Bonaccini, addirittura da coordinatore nazionale della sua mozione congressuale, si è bruciato quel breve tratto di sentiero che lo avrebbe potuto portare molto in alto. A Firenze il 'suo' candidato ha perso da Schlein per 70 a 30: adesso vallo a raccontare che sei un vincente, che al secondo turno ti hanno rieletto con il 57 per cento.

“Primarie per Palazzo Vecchio? È presto per dirlo", rispondeva ieri Nardella, a fine pomeriggio, a domanda diretta di un cronista. "Dico una cosa, però: più siamo uniti e compatti, più abbiamo chance di vincere. Questa è una costante ed è nell'interesse di tutti lavorare in questa direzione".

Il mantra: unità

Unità, già. È questo il mantra che adesso aleggia tra i dem. Perché se da un lato i 5 Stelle già aprono al nuovo corso democratico, dall'altro le sirene renziane potrebbero attirare parecchi bonacciniani.

“Si apre una stagione molto interessante per i riformisti”, aveva twittato domenica sera, maliziosa, Maria Elena Boschi. E oggi Renzi stesso dice: “Per chi crede nel riformismo anziché massimalismo, lo spazio che si apre è fantastico”.

“Il punto ora è garantire il pluralismo e l'unità del Pd. Ho sempre detto che le primarie non dovevano essere una resa dei conti. Non si può uscire dal congresso con l'ennesimo rischio di una scissione. Sarebbe sbagliato imporre la linea unilaterale del vincitore, così come chi perde minacci di andare via sbattendo la porta. Questo non deve più avvenire in un partito che si chiama democratico. La responsabilità di tutti, anzitutto di chi ha vinto, è quella di creare le condizioni per un partito più forte, che sia in grado di tenere insieme il nuovo indirizzo politico con una vita plurale, democratica vera, con un'unità e compattezza", dice ancora Nardella.

Capitolo successore

Certo è che quest'ultimo avrà meno voce in capitolo nella scelta del suo successore: a maggio 2024 scade il suo secondo e ultimo mandato. Difficile che dopo questa sconfitta torni a chiedere una legge per consentire il terzo. Fino ad ora tra le più accreditate al post Nardella c'erano le assessore Sara Funaro e Cecilia Del Re: anche loro vedranno tramontare le loro chances?

Lo vedremo, certamente gli schleiniani e i fossiani, che a Palazzo Vecchio contano l'ultimo entrato in giunta, l'assessore all'ambiente Andrea Giorgio, si faranno sentire eccome. Come si faranno sentire sulla scelta del candidato presidente alle prossime regionale, che potrebbe a questo punto non essere Giani: il presidente della Regione ieri in volto era tetro, perché per Bonaccini e Mercanti, la sfidante di Fossi per la segreteria toscana, si era speso molto. Come si era speso il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo, anche lui un iper presenzialista sui social e pure lui uscito sconfitto.

“I rischi ora sono quelli di non cambiare davvero, perché per troppi anni il Pd ha parlato di lotta alle diseguaglianze, però ha governato 12 anni con tante, diverse coalizioni e le diseguaglianze sono aumentate”, ha dichiarato questa mattina a Radio Anch'io, su Radio 1, Nardella, in merito all'elezione di Schlein. Ma certo ad 'Elly', al momento, una critica del genere non si può imputare: lei nel Pd è rientrata pochi mesi fa.

Aria nuova

“Nel Pd serviva aria nuova, una fase si è chiusa”, diceva ieri Fossi. Da vedere se questa aria nuova farà veleggiare la barca Pd col vento in poppa, o se non diventerà l'ennesima tempesta dentro ad un partito che finora si è dimostrato ingovernabile. Chiedere ai vari Zingaretti, Letta e compagnia per credere.

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