Studentesse Erasmus morte in Spagna, l'avvocato: "Responsabilità che vanno oltre quelle dell’autista”

L’avvocato Stefano Bartoli: “Per noi ci sono gravi responsabilità che vanno oltre quelle dell’autista”

Si riapre il caso sul tragico incidente avvenuto nel marzo del 2016 a Tarragona, in Spagna, a causa del quale avevano perso la vita sette ragazze italiane, tra cui la grevigiana Lucrezia Borghi (una delle vittime toscane con Elena Maestrini, entrambe iscritte all’Ateneo fiorentino, e Valentina Gallo) impegnate nel percorso di studi Erasmus. Dopo tre anni e mezzo e due archiviazioni la vicenda giudiziaria avrà un processo. Il ricorso presentato dalle famiglie delle sette studentesse, in merito al procedimento nei confronti del conducente dell’autobus, è stato accolto dall’Audiencia Provincial De Tarragona, assumendo una posizione diversa dalla richiesta di archiviazione presentata dal Giudice del Tribunale di Amposta.

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La vicenda giudiziaria
L’Audiencia Provincial De Tarragona ha sancito che sussistono fondati motivi per attribuire all’autista la penale responsabilità rispetto al reato di omicidio imprudente, che equivale all’omicidio colposo in Italia, ai sensi dell’articolo 142 del Codice penale spagnolo e di lesioni personali ai sensi dell’art.152 dello stesso codice, considerando l’elemento soggettivo della grave imprudenza. “Dalle indagini emergevano moltissimi elementi  - riferisce l’avvocato Stefano Bartoli, a nome delle famiglie - che evidenziavano la gravissima imprudenza dell’autista che, pur cosciente della stanchezza e del rischio di addormentarsi, ha volontariamente scelto di continuare la guida, assumendosi così il rischio di mettere in pericolo i 60 passeggeri che trasportava sul pullman, oltre che se stesso; per noi era davvero inconcepibile non ritenere gravemente imprudente e negligente il comportamento di un autista professionale che decide di continuare a viaggiare, anziché fare una sosta e riposare, nel momento in cui percepisce di essere stanco e non riuscire a restare sveglio ed attento”.

La corte ha ritenuto che la sussistenza della “imprudenza grave” emerga sia da diverse dichiarazioni e testimonianze riportate dai passeggeri dell’autobus che hanno riferito di una condotta di guida non adeguata, sia dall’analisi del crono-tachigrafo dell’autobus che ha rilevato fino a 77 decelerazioni che non trovano analogo riscontro nella strumentazione degli altri due autobus che viaggiavano unitamente a quello condotto dall’indagato e che hanno evidenziato nello stesso arco temporale e chilometrico rispettivamente 5 e 12 decelerazioni. "Da quest’ultima - si legge in una nota- emerge una riduzione dei turni di riposo settimanale che, unitamente agli altri elementi, lascia presumere una condizione di stanchezza e sonnolenza tale di per sé a provocare l’incidente".

“Per noi ci sono gravi responsabilità che vanno oltre quelle dell’autista – prosegue l’avvocato - e che dovrebbero coinvolgere la società proprietaria dell’autobus che, evidentemente, non ha messo l’autista nelle condizioni idonee per svolgere le sue mansioni. Auspichiamo che questo processo e le sue conclusioni spronino le nostre istituzioni a vigilare costantemente e profondamente per garantire ai nostri studenti del progetto Erasmus le più appropriate condizioni di sicurezza e il riconoscimento degli stessi diritti di cui godrebbero nel loro paese”.

In memoria di Lucrezia Borghi, al fianco dell’Ospedale pediatrico Meyer ConsegnaDonazioneFrigoriferoTin-2
Mentre si attende che la giustizia faccia il suo corso da Greve in Chianti, terra di origine di Lucrezia Borghi, una delle giovani studentesse coinvolte nella tragedia, arrivano buone notizie sui percorsi di solidarietà e sui progetti medico-scientifici sostenuti dalla famiglia di Lucrezia e dalla comunità grevigiana. Un caloroso ringraziamento dai genitori e dal fratello di Lucrezia è rivolto ai numerosissimi cittadini che hanno donato e partecipato a varie edizioni della raccolta fondi che porta la ‘sigla speciale’ di Lucrezia rappresentata da una stella fucsia. In particolare nei giorni scorsi è stato consegnato dal padre Fabrizio Borghi alla Fondazione dell’Ospedale pediatrico Meyer, presieduto dal neonatologo Gianpaolo Donzelli, un frigorifero per farmaci, acquistato con le risorse che derivano dalla vendita di accessori e oggetti, avvenuta nel 2018. Il ricavato della raccolta fondi, relativa al 2019, servirà ad acquistare il concentratore di ossigeno portatile da destinare alle procedure di urgenza.  

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