Protesta dei comitati No Tav davanti alla Giunta regionale

Mentre a Roma si stava firmando il protocollo di intesa sul nodo fiorentino dell'alta velocità, a piazza Duomo i comitati hanno organizzato un sit-in di protesta contro l'accordo

La protesta in piazza Duomo

Mentre a Roma si stava firmando l’accordo sulla Tav, in piazza del Duomo a Firenze, le associazioni no Tav hanno messo in piedi un sit-in di protesta, una specie di ultima fermata cittadina. Bandiere, striscioni, la solidarietà del “Comitato 29 giugno” formatosi dopo la strage di Viareggio. Volantinaggio, megafono, chitarre e canzoni contro lo Stato, le Istituzioni locali, ed un progetto che definiscono uno dei più grandi errori strategici della politica a tutti i livelli. Sul piatto i nodi e le perplessità di sempre, quasi storicizzate negli ultimi 15 anni: dalle mancate rilevazioni antisismiche legate alla realizzazione della stazione Foster ed il tunnel che attraverserà Firenze, agli esposti di Idra, nonché le ultime perplessità sottolineate dal Genio Civile. Secondo l’ente supervisore territoriale infatti le indagini geologiche non sarebbe state eseguite sullo stesso terreno interessato dagli scavi ne alla medesima profondità.

“E’ un giorno brutto – ha sottolineato Mauro Romanelli, consigliere regionale Fds\Verdi – per due motivi: il primo, per chi era storicamente contrario all’opera e pensa che tutto questo rappresenti un inutile dispendio di denaro pubblico senza la verifica delle alternative, come il passaggio in superficie, che oltretutto sarebbe costato molto meno; il secondo motivo riguarda tutti, anche chi è favorevole a quest’opera: mancano in sostanza le considerazioni che dovrebbero esser fatte su alcuni aspetti chiave. Ad esempio il rischio sismico, certificato con parole molto gravi dal Genio Civile, ma anche la questione delle terre di scavo che ancora non si sa dove saranno dislocate. Sono tutti elementi gravemente inquietanti che noi portiamo avanti da tempo e continueremo a farlo”.

All’appuntamento in piazza era presente la consigliera comunale di perUnaltracittà Ornella De Zordo, anch’esse estremamente critica con la storica firma del protocollo d’intesa sul nodo Tav – Firenze. L’ultimo baluardo alla causa sembrava l’intransigenza di Renzi con Moretti; le loro liti sul merito pareva stessero allungando il brodo, con la speranza di molti che alla fine il banco sarebbe saltato. Con la firma, molte attese sono cadute. “In realtà –afferma la De Zordo – Renzi non si era proprio messo di traverso con Moretti; da tempo stava ipotizzando la monetizzazione, una specie di compenso per la città, e proprio su questo è stato trovato l’accordo. Al di là di tutto quello che è stato detto, vorrei subito mettere in evidenza una cosa: i milioni di euro avuti in cambio da Rfi alla città, non sono nuovi ma risalgono ad accordi precedenti già sanciti dai passati protocolli d’intesa. Fondi, che in passato erano stati assegnati per la realizzazione di determinate opere, ora saranno reinvestiti in altro. Dobbiamo stare attenti, non si può spacciare questa operazione sotto questa veste”.  

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In piazza anche Tommaso Grassi, fresco della rottura con il Gruppo Spini, la cui posizione è nota da tempo: “Ci avevano detto che l’alta velocità sarebbe stata necessaria per liberare i binari in superfice del sistema metropolitano ferroviario, ma anche questo oggi si allontana. Quindi con il protocollo si vanno spegnendo tutte quelle motivazioni di coloro che ritenevano indispensabile le tratte nel sottosuolo per i treni veloci; dall’altra parte tutte quelle stazioni come San Salvi, Cascine, Osmannoro, che potevano avere un senso ed una logica nella realizzazione di un sistema metropolitano ferroviario verranno monetizzate; Il Comune fa cassa con delle opere importanti che non saranno più realizzate senza neppure recuperare il valore economico delle stesse perché gli accordi si basano su gli stessi fatti nel ’97”.

 

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