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Zona arancione e rossa da Natale 2020: l'Italia chiusa dal 24 dicembre al 6 gennaio

Il nuovo Dpcm che varerà una stretta uguale in tutto il paese potrebbe arrivare tra oggi e domani. Due le ipotesi sul tavolo con una proposta di mediazione da parte di Conte: lo stop a singhiozzo o tutto chiuso fino alla fine delle Feste

Il lockdown di Natale 2020 con l'Italia in zona rossa o arancione si farà, ma nessuno sa ancora come. Il governo di Giuseppe Conte è diviso su quali misure prendere in considerazione per la stretta annunciata nei giorni scorsi e confermata ieri così come sui tempi, mentre il Comitato Tecnico Scientifico ha inviato al governo il documento in cui chiede di "inasprire le misure e aumentare i controlli secondo le indicazioni contenute nel Dpcm del 3 dicembre" ma "modulandole come si ritiene opportuno": ovvero, lasciando la scelta all'esecutivo su come intervenire. Risolvendo anche la grana degli spostamenti tra piccoli comuni.

Zona arancione e rossa a Natale e Capodanno 

I retroscena dei giornali raccontano che la riunione è stata piuttosto accesa perché tra gli scienziati non c'è accordo sulle misure da prendere per Natale e Capodanno. Nel verbale finale si parla del rischio assembramenti ma non si suggeriscono soluzioni sulle chiusure nei comuni e nelle regioni o sulle zone rosse, arancioni o gialle. Sugli spostamenti e sulla data del 21 dicembre il Cts non si è espresso. Oggi è però in programma una riunione con la Conferenza delle Regioni (a sua volta divisa tra rigoristi ed aperturisti) e c'è la possibilità che una volta conclusa il governo decida un lockdown soft da attuare nei giorni festivi e prefestivi, ovvero il 24, 25 e 26 dicembre, il 31 dicembre e il primo gennaio e il 5 e il 6 gennaio. Oppure che si decida per la linea dura, ovvero portare l'Italia in zona rossa o arancione direttamente dal 21 dicembre. L'incontro con le Regioni comincia alle 8,30 e si parlerà prima del piano di vaccinazione. Poi si passerà all'argomento caldo. Le ipotesi in campo, spiega oggi il Corriere della Sera, rimangono sostanzialmente tre:

  • la zona rossa nei festivi e prefestivi con chiusura dal 24 al 27 dicembre, dal 31 al 3 gennaio e durante l'Epifania di negozi, ristoranti e bar tranne gli esercizi essenziali;
  • l'Italia in zona arancione per tutte le due settimane di festa e in rosso durante le festività; 
  • l'Italia in zona arancione soltanto per le due settimane di festa. 

In serata è lo stesso premier ad annunciare il "piano per le festività natalizie" con un "ritocchino" che porterà a "qualche misura ulteriore". Il bollettino di oggi parla di 846 morti e quasi 15 mila nuovi casi, per un rapporto tra tamponi e positivi che scende sotto il 10% (9,1%). Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, a Cartabianca ha ammesso che quella di ieri "è stata una giornata particolarmente complessa, abbiamo avuto discussioni animate fra 26 persone che si incontrano in video e che devono dare delle indicazioni. Ma abbiamo raggiunto un accordo su un'indicazione: è necessario inasprire le misure di controllo della pandemia". Anche se sembra escluso un lockdown totale, "un'indicazione che nessuno si è sentito di dare", Miozzo ha sottolineato che l'inasprimento è suggerito anche "da quello che abbiamo visto nell'ultimo weekend", con assembramento davanti ai negozi, "che sono situazioni che pagheremo". Quattro componenti del Cts, tra cui il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, si sono però rifiutati di firmare il verbale. Riguardo gli spostamenti tra piccoli comuni, la maggioranza non è riuscita a presentare una mozione unitaria. Ieri sono arrivati due testi differenti, il primo del Partito Democratico per chiedere la mobilità fra i piccoli comuni nei giorni di festa, l'altro di Italia Viva per impegnare il governo a disporre aperture o chiusure in base ai dati scientifici. 
 

Un nuovo Dpcm e/o un decreto legge per chiudere l'Italia durante le feste

Il Sole 24 Ore spiega oggi che sulla mobilità per i piccoli comuni si sta tentando di arrivare a una testo comune. Ma il paradosso è che la mozione potrebbe essere poi spazzata via dalle nuove restrizioni: in caso zona rossa non ci può muovere neppure all’interno del proprio comune, altro che trasferirsi di 10 o 20 chilometri. Intanto è tornato sul tavolo il tema della scuola ed è già braccio di ferro tra chi ritiene - anche nel governo - sbagliato far coincidere l'apertura degli edifici scolastici con la campagna di vaccinazione e chi, invece, non vuole sentir parlare di alcun rinvio. "Se l'Rt non scende sotto una certa quota le scuole non riapriranno", sottolinea una fonte di governo all'agenzia di stampa Agi ma M5s e Iv sono già sulle barricate. I ministri Franceschini, Boccia e Speranza insistono sulla necessità di fare di tutto per evitare la terza ondata. Roberto Speranza, Dario Franceschini e Francesco Boccia rappresentano l'area rigorista che vuole inasprire le misure a Natale e Capodanno, il MoVimento 5 Stelle e Italia Viva siedono sull'altra sponda e intendono mantenere il punto. In mezzo al guado c'è Conte che è preoccupato per le ripercussioni che potrebbe avere una decisione del genere in un momento come questo.

Gli strumenti legislativi a disposizione del governo per varare la nuova stretta sono un nuovo Dpcm e il decreto legge: come spiegavano ieri alcuni quotidiani, per cambiare le misure che scatteranno dal 21 dicembre è necessario utilizzare fonti di diritto dello stesso livello. Anche La Repubblica scrive che il governo potrebbe varare un decreto già tra oggi e domani e punta sulla zona rossa i giorni di Natale, Santo Stefano, Capodanno, Befana e nelle due domeniche del 27 dicembre e 3 gennaio e sulla zona arancione nei prefestivi: "L’unica alternativa ancora sul tavolo sembra quella di una zona rossa dal 24 dicembre al primo gennaio".

L’obiettivo è bloccare pranzi e cene in famiglia, vietando i movimenti non giustificati da ragioni di necessità. L’unica deroga, forse, sarebbe quella per le cerimonie religiose del 25. Lo stop totale garantirebbe la chiusura di ristoranti e bar. L’arancione nei prefestivi avrebbe il pregio di salvaguardare l’ultimo shopping, come chiede l’avvocato, assicurando gli spostamenti nei comuni e la messa della vigilia entro le 22.

Secondo Il Fatto Quotidiano invece la parola definitiva pare non arriverà prima di giovedì: "non solo perché oggi il ministro Francesco Boccia ha convocato le Regioni per discutere insieme le misure, ma anche perché solo domani il premier Conte incontrerà quel Matteo Renzi che già grida battaglia contro la stretta, presentando in Senato una mozione in cui chiede che nuove misure si basino esclusivamente su basi scientifiche". 

Anche  lo pneumologo Luca Richeldi, componente del Cts, ha sottolineato in un'intervista rilasciata al Tg3 la necessità di intervenire: "Non ci sarà un lockdown come a marzo. La situazione epidemiologica è molto diversa, adesso colpisce tutto il Paese. I decessi purtroppo sono generalizzati in tutte le Regioni e ci sono Regioni che stanno andando verso una traiettoria di aumento dei casi. Questo richiede una riflessione generale da parte di tutti ma certamente un andamento verso misure piu restrittive rispetto a quelle che sono state in vigore". "Il virus circola molto nella popolazione - ha sottolineato Richeldi - ed è molto pericoloso e letale in molti casi. Il virus ha conseguenze cliniche importanti e letali in un certo tipo di popolazione; per questo motivo - ha concluso - va tenuta bassa la circolazione". E siccome il virus circola attraverso la circolazione delle persone, fermando la seconda si ferma anche il primo. 

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