Beirut, il cooperante fiorentino: "Io sopravvissuto per miracolo grazie all'ufficio nello scantinato" | VIDEO-FOTO

Stefano Baldini, 59 anni, della Fondazione Giovanni Paolo II: "I giovani libanesi sono in strada a scavare con le pale. Ci rivedo lo spirito fiorentino del post alluvione del '66"

“Ero nel mio ufficio, un seminterrato del convento francescano di San Giuseppe nel quartiere Geitawi, a 400 metri in linea d'aria dal luogo della deflagrazione. Il botto è stato terribile, spaventoso, come uno tsunami d'aria, ha divelto muri e spaccato vetri, finestre, infissi. Se non fossi stato in questa sorta di cantina, non mi sarei salvato”.

Stefano Baldini, 59 anni, cooperante fiorentino della Fondazione Giovanni Paolo II, sede legale a Firenze e uffici principali a Pratovecchio-Stia (Arezzo), è vivo per miracolo: “Il seminterrato mi ha salvato la vita” racconta.

“Erano circa le 18, stavo sistemando le ultime scartoffie e poi sarei tornato a casa. Sono stato investito da un botto incredibile, uno spostamento d'aria micidiale, lì per lì ho pensato a un terremoto perché tremava tutto, edifici compresi, sembrava il terreno si fosse alzato” racconta il cooperante che ha passato gli ultimi 20 anni in scenari di guerra o di grande instabilità socio-economica, Palestina in primis, e ora si occupa di sviluppo agricolo nel Paese.

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“Io stesso sono stato sollevato per via della deflagrazione – aggiunge con voce ancora emozionata - la spinta incredibile dell'aria mi ha scaraventato contro il muro, i vetri mi hanno tagliato un po' ma sostanzialmente me la sono cavata bene. La porta d'ingresso è stata spazzata via, nel pavimento c'è un grosso buco. Ho solo tre tagli, lievi. Ho avuto molta, molta fortuna”.

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“Oggi dovevo completare le ultime commissioni, per poi andare a prendere un volo per Fiumicino, visto che l'ufficio chiude e io rientro in Italia per un po' di ferie" spiega Baldini.

"Così stamani sono tornato nel seminterrato, o meglio in quel che ne resta. Ci sono vetri ovunque, porte e finestre spaccate, lo stesso convento ha subìto danni ingenti, sopratutto alla facciata”.

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Ieri sera, Stefano è tornato a casa sotto choc. Ha camminato poco meno di mezz'ora, come fa da 2 anni a questa parte, prendendo coscienza passo dopo passo di che cosa fosse realmente accaduto nella 'sua' Beirut. E solo stamani, confessa, “ho realizzato cosa è accaduto, una vera e propria catastrofe: mi sono messo a piangere per mezz'ora, appena l'adrenalina è scesa”.

“Inizialmente pensavo fosse una cosa localizzata nel quartiere, ma nonostante mi allontanassi dall'ufficio continuavo a vedere macerie, morte e distruzione. Non finiva mai. Ho pensato: anche la casa sarà distrutta. In realtà, mentre in ufficio sono saltati anche i muri, in casa è andata leggermente meglio, sono andati distrutti infissi, finestre, la pavimentazione del terrazzo ma i muri hanno retto”.

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“Ho visto scene di devastazione, il Libano è in ginocchio ma sto vedendo anche il meraviglioso spirito dei libanesi, in queste ore. Sopratutto dei giovani: girano a gruppi per la città, offrendo acqua e focacce. Mi hanno già fermato 4 volte oggi. Sono meravigliosi”.

“Qui c'è un forte movimento giovanile – spiega ancora Baldini – la mobilitazione è stata immediata, si sono messi tutti a spalare. Ci ho rivisto lo spirito, l'impegno indefesso del post-alluvione del '66 a Firenze, per capirci. La forza, la violenza impressionante dello spostamento d'aria causato dall'esplosione è certamente inferiore alla forza di questi ragazzi”.ok4-3

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Naturalmente, i familiari di Stefano hanno subito chiamato, ieri sera, per sapere come stesse. “Ho moglie e due figli, abitano verso Prato, li ho tranquillizzati tutti. Domani prenderò l'aereo e rientrerò in Italia, non vedo l'ora di riabbracciarli. Presto però sarò di nuovo qua, con la stessa felicità che mi prende ogni volta che torno a Beirut”.

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