rotate-mobile
social

La donna che stregò il Rinascimento Fiorentino: chi era Simonetta Cattaneo, la presunta Venere di Botticelli

Chi era la musa che fece innamorare tutta la città di Firenze per la sua bellezza

Quante volte, nell'ammirare la bellezza della Venere o la ninfa Flora della Primavera, vi siete chiesti da chi Botticelli potesse aver preso spunto. Si tratta di una delle donne più belle della Firenze del tempo, Simonetta Cattaneo Vespucci.  La sua bellezza, senza make-up o chirurgia estetica, stregò un’intera città. Forse neppure oggi le tante Miss Italia e Miss Universo potrebbero reggere il confronto con la semplicità e lo splendore di questa fanciulla che a Genova era conosciuta come “la stella” e all’ombra della Signoria come la “senza pari”. 

Simonetta giunse in riva all’Arno come sposa di Marco Vespucci e Firenze s’innamorò a prima vista dei suoi capelli biondo ramato e dei suoi occhi azzurri, una rarità per l’epoca. Adorata dall’alta società e contesa da tutti gli artisti più grandi, finì per stregare in particolar modo la corte medicea. Lorenzo il Magnifico le dedicò un sonetto e il fratello Giuliano se ne invaghì perdutamente. 

Il Ghirlandaio, Piero di Cosimo e il Pollaiolo la ritrassero nelle loro opere, mentre il Botticelli la rese  immortale con le sue opere più famose, la“Nascita di Venere” e la ninfa Flora de “La Primavera”. Tali identificazioni sono però prive di riscontri nelle fonti storiche, come dimostrato sin dal 1930 da Jacques Mesnile e ribadito da Ernst Gombrich, che definì l'identificazione con Simonetta un mito romantico, seguito dalla maggior parte della letteratura critica successiva. Le supposizioni narrano addirittura che tra i due ci fosse stato un legame sentimentale, in realtà però, non ci sono prove certe di un qualsiasi tipo di rapporto tra loro. In ogni caso questa musa seppe personificare magnificamente l’incanto della città del giglio, canalizzando, nel suo fascino senza malizia, l’immaginario di tutti i fiorentini. 

L'esistenza di Simonetta, purtroppo, fu una vera e propria fugace meteora perché il 26 aprile 1476, all'età di soli ventitré anni, la giovane donna morì. Tradizionalmente, si pensa che la morte sia stata provocata da tisi (o polmonite all'epoca altrettanto letale). Fabrizio de André, suo conterraneo, cantava: “…come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno come le rose…”. Ma la “senza pari” non ha smarrito il suo fascino, chiunque si perda nello sguardo di “Venere” non potrà che restarne stregato ancora oggi. Il giorno del funerale il 27 aprile fu portata attraverso Firenze in una bara scoperta vestita di bianco perché il popolo potesse ammirarla un'ultima volta, un'eccezione fatta solo per personaggi speciali.

L'acqua cheta: le origini della storica commedia fiorentina e del proverbio

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La donna che stregò il Rinascimento Fiorentino: chi era Simonetta Cattaneo, la presunta Venere di Botticelli

FirenzeToday è in caricamento