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Martedì, 23 Aprile 2024
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Tradizioni di Natale: cos'è il "Ceppo Fiorentino"

La prima versione di Natale dei fiorentini. Ecco com'è nata la tradizione del "Ceppo"

Se si parla con qualche anziano fiorentino, potremmo sentirgli dire “Ceppo” e “Ceppino”, riferendosi ai giorni di Natale e S. Stefano. Ma a cosa ci si riferisce? Si tratta di una storia tipica fiorentina, che negli anni ha fatto felici bambini e adulti. Il ceppo, che era la base di un albero estratto dalla terra a cui venivano tolte le radici, veniva benedetto, ornato, cosparso di vino, o di grasso, burro e acceso dal capo famiglia la notte del 24, quando prima di andare alla messa di mezzanotte, si vegliava al camino. Il ceppo bruciava oltre Santo Stefano.

Un po’ prima della fatidica ora, i ragazzi venivano allontanati dalla stanza per poter dar modo ai genitori, parenti ed amici di sistemare sul “nostrano Ceppo”, le “sorprese” cioè i regali a loro destinati, divenendo così il dispensatore di doni. Spesso i bimbi venivano bendati per recitare una preghiera, la così detta "Ave Maria del Ceppo", che dice:

"Ave Maria del Ceppo,
Angelo benedetto!
L'Angelo mi rispose
Ceppo mio bello, portami tante cose!".

Fu da allora che il ceppo iniziò ad assumere una forma piramidale, una struttura fatta di assi, anche con più piani in modo da avere spazio per posizionare i doni. Poteva essere frutta o canditi nelle famiglie meno facoltose fino giocattoli più o meno rudimentali. Se il Ceppo non si poteva costruire in casa, lo si acquistava già pronto dai venditori ambulanti che giravano per strada, o al “Mercato dei Ceppi detto anche “dei Pastori”, perché oltre ai ceppi si vendevano i personaggi per allestire le capannucce. Nei pressi della Loggia del Porcellino, infatti, nei giorni che precedevano il 25 dicembre si apriva il mercato dei ceppi e attorno ad esso il mercato dei regali.

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