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La Consulta boccia la riforma sulle Province, Barducci se la prende con Monti e Delrio

Il presidente della Provincia di Firenze: "Monti non sapeva quello che stava facendo quando varò il decreto Salva Italia. E ancora oggi non sa di cosa parla il ministro Delrio il quale continua ad attaccare i presidenti di Provincia"

La Consulta ha deciso: la riforma delle Province non è in linea con il dettame costituzionale. Il verdetto dei giudici della corte non ammette interpretazioni. Tutto da rifare, la riforma e del riordino delle Province, previsti nel decreto Salva-Italia con la riduzione degli enti in base a criteri di estensione e di numerosità della popolazione, si ferma qui. Secondo la Corte costituzionale, “il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio”. E il dibattito che si è dipanato fin qui? Da buttare, così come le ipotesi di riordino regionale, i progetti, i piani di accorpamento.

“E’ grave che la maggior parte di coloro che ancora pontificano sull’abolizione delle Province non sappiano di cosa parlano, così come il governo Monti non sapeva quello che stava facendo quando varò il decreto Salva Italia”. Il Presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci (Pd), commenta così la situazione che si è creata a seguito del pronunciamento della Consulta. “E ancora oggi non sa di cosa parla il ministro Delrio – aggiunge Barducci – il quale continua ad attaccare i presidenti di Provincia, sognando di risolvere la questione aggiungendo una riga qua e una riga là. E’ molta più seria la posizione espressa dal ministro Quagliariello, che giustamente chiede un intervento sull’intero Titolo V della Costituzione”.

“Meraviglia molto – afferma il Presidente della Provincia di Firenze – questa superficialità che si manifesta a tutti i livelli quando si parla di Province. Anche ad uno studente di terza media sarebbe parsa evidente l’illegittimità costituzionale dei decreti che il governo Monti stava varando al solo scopo di placare un clamore mediatico creato artificialmente. Nonostante l’abnormità dell’errore si è preferito andare avanti, cavalcando la vulgata irrazionale e populistica che vorrebbe individuare nelle Province il centro di tutti gli sprechi. Eppure – chiarisce Barducci – basterebbe leggere le relazioni allegate ai vari provvedimenti di legge, per capire che i colossali risparmi tanto sbandierati non esistono. Le norme del Salva Italia erano accompagnate da una relazione tecnica che addirittura neanche stimava risparmi di spesa, considerato che: le risorse umane, finanziarie e strumentali rimangono legate alle funzioni che si trasferiscono”.

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