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Economia Campi Bisenzio

Ex Gkn: illustrato al ministero per il Made in Italy il piano per la reindustrializzazione

All’incontro assente la sottosegretaria Fausta Bergamotto. La Rsu: “Non basta il tavolo tecnico, serve quello politico”

Il piano per la reindustrializzazione dal basso della ex Gkn elaborato dagli operai (pannelli fotovoltaici a batteria e cargo bike) è approdato al ministero delle Imprese e del made in Italy. La cooperativa dei lavoratori, la Gff, ha potuto illustrare il progetto, l’unico attualmente in ballo per garantire un futuro allo stabilimento di Campi Bisenzio, alla presenza dei soli tecnici. Assente infatti la sottosegretaria Fausta Bergamotto che finora si è fatta notare soprattutto per la richiesta di sciogliere l’assemblea permanente. “Essendo un tavolo tecnico, non ci sono commenti da fare, solo che oggi si dimostra che il progetto c’è, ma che il tavolo tecnico non può sostituire il tavolo politico”, le uniche parole della cooperativa al termine dell’incontro. Di analogo tenore le dichiarazioni di Sasha Colautti, responsabile nazionale dell’Industria di Usb. “A nostro avviso questa vicenda non può ridursi a confronti che non assumono scelte politiche, per questo serve riconvocare al più presto il tavolo di crisi, che affronti anche il nodo occupazione. Il governo si assuma la responsabilità di guidare la reindustrializzazione di quel sito, determinando il perimetro degli strumenti e le economie su cui può andarsi a sviluppare il progetto del collettivo di fabbrica anche attraverso il condominio industriale già proposto nella discussione con la Regione Toscana”.

La scorsa settimana la Rsu aveva definito il summit  “una partita truccata”, perché se da un lato è chiaro cosa vogliano fare i lavoratori, non c’è altrettanta chiarezza sulle intenzioni del governo. Intervento pubblico, stop ai 185 licenziamenti e cassa integrazione le precondizioni per permettere al piano della cooperativa di avere gambe sufficientemente forti per provare a camminare.  In realtà sul sito di via Fratelli Cervi aleggia forte lo spettro della speculazione. Nelle scorse settimane la Rsu aveva evidenziato da un lato la rivalutazione dello stabilimento da parte di Melrose, dall’altra le successive variazioni societarie di Qf, controllata dalla Pvar, sempre di Francesco Borgomeo, che ha poi ceduto il 50% delle proprie quote a Toscana Industry Srl. Una società con la quale condivide una parte dell’oggetto sociale ‘acquisto, la vendita, la permuta, la costruzione, la ristrutturazione, la gestione di beni immobili’ e l’amministratore unico, Mirko Polito. Toscana Industry è a sua volta controllata al 100% da una società fiduciaria del Monte dei Paschi di Siena, banca di cui il ministero dell’Economia, e quindi lo Stato, è l’azionista di maggioranza. “L'ora x scatta il primo gennaio: la fine definitiva di Gkn, il capannone trasformato in oggetto immobiliare. - scrive su Facebook il Collettivo di fabbrica - Siamo all’epilogo. Logori, stanchi, assediati, ma siamo ancora in piedi. Finché avremo respiro, in piedi restiamo. Noi non abbiamo scelta: questo è il nostro posto di lavoro, questa è la nostra fabbrica. E dovremo giocarcela fino in fondo”.

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