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Economia

"Così non possiamo fare attività di prevenzione e repressione". In piazza la protesta dell'Ispettorato del lavoro

Sciopero per denunciare la carenza di personale: “Non è un ente appetibile: chi è idoneo rinuncia, ma lasciano anche colleghi con 20 anni di professionalità”

“Tutelate chi vi tutela”. Questo lo slogan ripetuto più volte davanti alla prefettura dal personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, in sciopero anche a Firenze (la terza volta in un anno e mezzo) come nel resto d’Italia con presidio in via Cavour e un’adesione altissima, pari al 95% secondo i sindacati. Al centro la carenza di addetti, tra poche assunzioni e personale in fuga, ma non solo. “Nonostante siano passati sei anni dall’istituzione, questo ente che avrebbe dovuto razionalizzare tutte le attività ispettive, non sta funzionando perché mancano le risorse umane, economiche e tecnologiche - attacca Mirella Dato della Fp Cgil - Non ha le gambe per poter camminare”. Quando in realtà, visti i numeri degli infortuni sul lavoro, ci sarebbe bisogno di correre. Da gennaio ad agosto, dati Inail, le denunce sono state 30.922 e gli incidenti mortali 46, cifre preoccupanti nonostante il calo rispetto al 2022; in aumento invece le denunce per malattie professionali, 7420.  A livello nazionale la media dei controlli per un’azienda è una volta ogni 15 anni e la Toscana è in linea.

“La protesta di oggi - ribadisce Eleuterio Grieco Uil Fpl - è l’ennesimo richiamo alla politica affinché metta al primo posto la sicurezza dei lavoratori, una necessità che come sindacato stiamo ribadendo invano da troppo tempo”. Nel corso del presidio è stato evidenziato come si tratti dell’ente meno pagato del comparto ministeriale, nonostante le elevate responsabilità del personale alle prese con carichi di lavoro sempre crescenti.

“A Firenze - aggiunge Micaela Cappellini della Fp Cgil e ispettrice del lavoro - siamo circa 250 tra ispettori e amministrativi, ma una parte dei primi rinuncia a svolgere attività di vigilanza oppure viene coartata a svolgere attività amministrativa. E naturalmente non reggiamo a questo carico di lavoro, non riusciamo a fare repressione, figuriamoci prevenzione! Inoltre è un ente a costo zero, sta diventando l’amministrazione più povera: gli idonei vincitori di concorso non vogliono entrare, altri se ne stanno andando, e perdiamo anche un sacco di colleghe e colleghi con 20 anni di professionalità, perché non è un posto appetibile. Eppure a livello nazionale abbiamo in bilancio 214 milioni di euro che però non possono essere spesi perché non abbiamo l’autonomia finanziaria. Ci dicano cosa vogliono fare dell’Ispettorato, anziché nominarci a ogni tragedia promettendo rinforzi”.

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