Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

La storia del canto degli Aretini

Il termine «canto», dalla parola greca kanthos, ovvero «angolo», era utilizzato nella Firenze antica per la denominazione stradale, andando a indicare l'angolo formatosi dall'incrocio tra due strade. I canti fiorentini costituivano i punti d'interesse della vita cittadina, dove spesso erano collocate logge, botteghe, conventi e rinomate spezierie.

In via di Ripoli all’angolo con via Benedetto Accolti si trova il Canto degli Aretini, un piccolo spazio verde recintato da una ringhiera con una colonna posta al centro. Il nome fa riferimento alla sanguinosa battaglia di Campaldino del 1289 tra Guelfi, prevalentemente fiorentini, e Ghibellini, fazione dove erano schierati gli abitanti di Arezzo, i quali subirono una rovinosa sconfitta. 

I Guelfi vittoriosi trascinarono in catene migliaia di prigionieri a Firenze, mentre chi non venne liberato morì in breve tempo nelle prigioni cittadine, per poi essere sepolto a lato di via Ripoli. Sembra che i capitani fiorentini acconsentirono alla sepoltura in quel punto a patto che gli aretini sconfitti continuassero a prendersi cura di quel lembo di terra che da allora fa parte del comune di Arezzo. 

La colonna venne posta nel 1921 per volontà del comune di Arezzo e sul piedistallo furono incise le parole commemorative del poeta aretino Isidoro del Lungo: “Sulla via lungo la quale l’oste/ Guelfa fiorentina moveva le insegne/ per andare in terra di nemici questo/ cosiddetto “cantone di Arezzo” che/ è del comune Ghibellino proprietà/ d’ignota secolare origine riceveva/ dal verso immortale del poeta combattente/ in Campaldino memoria degli infausti/ odii da città a città oggi/ nell’italiana concorde potenza/ aboliti per sempre.

Il poeta combattente rammentato nello scritto altri non è che Dante Alighieri, che prese parte alla battaglia di Campaldino tra i Feditori a cavallo di Vieri dei Cerchi. Il sommo poeta ricorda l’episodio all’inizio del XXII canto dell’Inferno: “Io vidi già cavalier muover campo, / e cominciare stormo e far lor mostra, / e talvolta partir per loro scampo; / corridor vidi per la terra vostra, / o Aretini, e vidi gir gualdane, / fedir torneamenti e correr giostra”.  

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