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Foto: Osservatore romano

Foto: Osservatore romano

Uccisa a colpi di pistola: l'omicida di Cuneo è cresciuto al Forteto

Il militare fiorentino si è costituito. E' uno dei pochi bambini nati nella comunità-setta di Rodolfo Fiesoli

Un terribile omicidio e una storia raccapricciante. Francesco Borgheresi, fiorentino di 41 anni fermato ieri a Cuneo per aver ucciso una donna a colpi di pistola, è nato e cresciuto in Mugello nella comunità-setta del Forteto.

La vittima è Mihaela Apostolides, una rumena di 44 anni. Dopo il femminicidio, l'uomo si è costituito telefonando alle forze dell'ordine. Adesso è in stato confusionale, piantonato in ospedale.

Borgheresi uscì dal Forteto nel 2014 proprio per intraprendere la carriera militare. Fu uno dei pochi bambini nati nella comunità ma che Fiesoli, il "Profeta" della setta in carcere a Padova con una condanna a 14 anni e 10 mesi per maltrattamenti su minori, strappò dalle braccia della madre naturale.

La madre affidataria è anch'essa oggi in carcere dopo la condanna definitiva nel processo Forteto. Borgheresi, scrivono i giudici nella sentenza di primo grado di oltre mille pagine emessa nel 2015 dal tribunale di Firenze, "veniva trattato malissimo e fatto oggetto di continui riferimenti all’incapacità educativa dei genitori naturali".

L'uomo nel 2017 ha fatto parte della delegazione delle vittime del Forteto in visita da Papa Francesco.

Sulla vicenda è intervenuta anche, con una nota, l'Associazione vittime del Forteto. "In ottemperanza al sacro dogma forfetiano del rifiuto della famiglia di origine non è stato cresciuto dalla madre ma affidato dal Fiesoli ad una madre 'funzionale'. Mai espressione fu più azzeccata di quella utilizzata dal pm Dr.ssa Galeotti per descrivere la vicenda del Forteto: un corto circuito istituzionale!!! Non basta il commissariamento, non basta istituire commissioni d’inchiesta regionali e parlamentari, non bastano le sentenze, i progetti assistenziali, i convegni, le scuse delle istituzioni, gli attestati alle vittime, non basta riconoscere di avere sbagliato. Quando si crea un corto circuito occorre ripararlo. Se si vuole evitare che accadano ancora fatti come quello di ieri il Forteto deve essere chiuso per sempre, cancellato il nome legato a quelle orrende nefandezze e le vittime devono essere assistite adeguatamente e risarcite. Non bastano le scuse: chiudere, assistere le vittime e risarcire il danno provocato".

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