Morì durante un fermo a Empoli: 5 poliziotti indagati per omicidio colposo

Svolta nel caso di Arafet Arfaoui. Sotto inchiesta anche un medico e un'infermiera. Il gip: "Tenuto ammanettato e in posizione prona per 15 minuti, potrebbe essere stato soffocato"

Foto da Fb

Svolta nell'inchiesta sulla morte di Arafet Arfaoui, il cittadino tunisino deceduto a 32 anni durante un fermo di polizia a Empoli, il 17 gennaio 2019. Il gip Gianluca Mancuso del tribunale di Firenze, ha accolto la richiesta di opposizione all'archiviazione presentata dall'avvocato Giovanni Conticelli e corroborata da una perizia effettuata dal medico legale di Careggi Valentina Bugelli. Il sostituto procuratore Christine Von Borries aveva invece chiesto l'archiviazione del procedimento, che era a carico di ignoti.

Il giudice Mancuso ha stabilito che vengano iscritti sul registro degli indagati, con l'accusa di omicidio colposo, 5 poliziotti, un medico e un'infermiera - tutte le persone coinvolte a vario titolo nel fermo e nel successivo decesso di Arfaoui, avvenuto nel money transfer di via Ferrucci - “al fine di garantire la loro partecipazione agli ulteriori accertamenti che il pubblico ministero vorrà svolgere”. Le indagini sono state prorogate di 6 mesi.

“Voglia la pubblica accusa disporre un maggior approfondimento in ordine all'individuazione della causa della morte di Arfaoui Arafet – scrive il Gip nella sua ordinanza - che tenga conto dell'incidenza causale che può aver rivestito nel suo determinismo, il mantenimento dello stesso in posizione prona per circa 15 minuti, ammanettato alle mani e legato alle gambe, e tenuto fermo da tre poliziotti”.  

“In particolare – prosegue il giudice - dovrà accertarsi se le specifiche circostanze di fatto (la posizione nella quale Arfaoui Arafet è stato tenuto e lo stato di agitazione nel quale versava, con assunzione di cocaina e alcol) possano aver determinato la morte per una carenza di ossigeno rispetto al fabbisogno cardiaco”.

Il giudice, accogliendo integralmente tutte le richieste di indagini suppletive proposte dall'avvocato Conticelli, legale rappresentante della famiglia della vittima, ha quindi disposto il compimento di ulteriori indagini relative alle perizie medico legali, all'utilizzo della corda con la quale sono state legate le gambe ad Arafet da parte dei due agenti di polizia intervenuti per primi e alla condotta dei cinque poliziotti, del medico e dell'infermiere del 118.

Secondo gli accertamenti compiuti dalla questura di Firenze, il cittadino tunisino sarebbe morto per arresto cardiaco, causato da un malore. L'uomo era andato al money transfer per inviare una banconota da 20 euro. Al rifiuto del titolare, che temeva di essere di fronte ad una banconota falsa, il 32enne aveva dato in escandescenze.

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Proprio lo stato di forte agitazione in cui versava, causò la chiamata del titolare alla polizia e l'intervento dei poliziotti e poi dei sanitari del 118, allertati dagli stessi agenti che durante il fermo si accorsero che Arfaoui stava male.

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