Forteto, nessuno sconto per Fiesoli. I giudici: "Non si è mai pentito"

La Cassazione deposita le motivazioni. Gravi abusi perpetrati nel tempo, l'ex capo della comunità dovrà scontare ancora 13 anni

Ha perpetrato i gravi abusi per lunghi anni e non ha mai ammesso le sue colpe. Per questo la pena di 14 anni e 10 mesi "non può essere ridotta". Lo dicono i giudici della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza nei confronti di Rodolfo Fiesoli, oggi in carcere dopo la condanna definitiva emessa il 6 novembre scorso.

Insieme a Fiesoli, oggi in carcere a Padova con un residuo di pena da scontare di circa 13 anni, la sentenza ha visto anche la condanna confermata anche per Daniela Tardani, una delle appartenenti alla comunità del Forteto e madre affidataria di minori, che si trova ora a Sollicciano a scontare una pena di 6 anni e 4 mesi. 

Era "capo spirituale" del Forteto ed ha commesso abusi nei confronti di minori. Per tutte queste ragioni, sintetizzano gli Ermellini nelle motivazioni della sentenza, non meria né attenuanti né sconti.

Decisioni assunte, secondo quanto scrive la Quarta sezione penale della suprema corte nel collegio presieduto da Francesco Ciampi, in considerazione della "lunga durata dei maltrattamenti e della pluralità delle condotte illecite di soggezione psicologica e morale perpetrate dal Fiesoli che, per la sua posizione di 'capo spirituale' della comunità, ha dettato le regole comportamentali inducendo gli altri membri adulti" a seguirlo "nella consumazione di tali delitti".

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La cooperativa, dove lavorano ancora oggi molte delle persone finite sul banco degli imputati insieme a Fiesoli per cui alcuni reati sono stati prescritti col tempo, è oggi commissariata, ma il mandato del commissario Jacopo Marzetti scadrà fra pochi giorni, il 30 giugno.Nel frattempo sul Forteto il parlamento ha istituito anche una commissione bicamerale d'inchiesta per far luce sui fatti accaduti in 40 anni di storia e far luce sulle responsabilità.

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