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Cronaca

Case popolari, lo "scandalo" Torre degli Agli fa paura: protesta sotto Palazzo Vecchio / FOTO

Decine di famiglie saranno trasferite per svolgere lavori antisismici e temono di non rientrare più. Palazzo Vecchio: "Torneranno"

Hanno paura, una volta usciti, di non poterci più rientrare in quelle case popolari che, costruite ad inizio anni '70, per molti rappresentano una vita intera. Sono gli inquilini di via Accademia del Cimento, a Novoli. Presto il Comune avvierà lavori di ristrutturazione antisismica e saranno temporaneamente trasferiti in altre case popolari, in diverse zone della città. Ma è quel "temporaneamente" che fa tremare molti.

"Sto lì da 50 anni anni e lì voglio morire, da quella casa non me ne vado", dice Giuseppe, tenendo in mano un cartello che dice la stessa cosa. E' solo uno degli assegnatari che ieri sotto Palazzo Vecchio, mentre dentro si teneva il consiglio comunale, protestava contro il piano del Comune.

"Ci prendono in giro. Non vogliamo andarcene. Quelle case saranno ristrutturate e verranno vendute sul mercato. Se usciamo non ritorneremo più", fa eco Domenico, 78enne, altro storico abitante di quelle case popolari.

"Nessuno perderà la casa. Si tratta di una 'mobilità di ufficio', necessaria ad eseguire interventi antisismici e ad efficientare gli alloggi. Dopo i quindici mesi di cantieri tutte le persone torneranno nel proprio alloggio", replica l'assessora alla casa, Benedetta Albanese.

Parole che però non diradano i timori degli inquilini. Ai quali, peraltro, è ben noto lo "scandalo" di via Torre degli Agli, una patata bollente che Albanese ha ereditato dalle amministrazioni precedenti: i lavori per costruire novanta nuovi alloggi popolari, sulle ceneri delle vecchie strutture, partirono nel 2013, ai tempi di Renzi sindaco, e avrebbero dovuto durare tre anni. Ne sono passati dieci ma quelle case ancora non si sa quando saranno consegnate.

La diatriba sui 'blocchi' di via Accademia del Cimento invece va avanti da novembre, quando la giunta ha approvato la delibera che ha stanziato 14 milioni e mezzo per i lavori su due dei tre lotti di alloggi Erp.

I lavori dovrebbero partire "entro giugno", come fa sapere da Palazzo Vecchio, e saranno su 56 appartamenti, con relativi nuclei che dovranno spostarsi. Al presidio, c'è chi assicura di aver eseguito, nel corso degli anni, migliaia di euro di lavori di ammodernamento, a spese proprie. "Quei palazzi, da progetto, sono già antisismici, fin dalla costruzione, nel 1972", insistono gli inquilini, che di trasferimenti non vogliono sentir parlare.

"Sarà una 'mobilità' temporanea. L'ufficio casa lavora tutti i giorni alla ricerca delle soluzioni migliori per ciascun nucleo familiare. Per buona parte delle famiglie sono state già trovate soluzioni", risponde però ancora Albanese, che ha poi incontrato una delegazione di manifestanti.

"Il Comune - aggiunge l'assessora -, si farà carico dell'assistenza e di tutte le spese, sia per il trasloco che per un eventuale stoccaggio del mobilio, che potrebbe non entrare o non essere adeguato alla casa temporanea. Da un punto di vista economico non ci sarà alcun impatto sulle famiglie. Capisco il disagio e lo spavento, ma è un investimento sul patrimonio pubblico, che aumenterà qualità della vita e sicurezza degli abitanti". Le rassicurazioni ci sono, ma i timori restano.

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