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Sabato, 13 Agosto 2022
Economia

Turismo, l'allarme: "Studenti escono dall'alberghiero e non trovano lavoro". Ma le imprese lamentano carenze di organico

Gualtieri (Cisl): "Regione Toscana avvii subito un confronto che porti a un vero Patto per il turismo"

“Mentre le aziende del turismo si lamentano di non trovare il personale qualificato, oltre la metà degli studenti diplomati negli istituti alberghieri toscani non lavorano nel settore per cui si sono formati per 5 anni e quelli che lo fanno nella maggior parte dei casi strappano solo contratti precari e per pochi mesi; le stesse proposte che vengono fatte a lavoratori con professionalità, che per questo stanno ‘emigrando’ verso altri settori. E’ un paradosso assurdo che va risolto, per il bene dei ragazzi, delle imprese e dell’economia. Per questo chiediamo alla Regione Toscana di avviare subito un confronto che porti a un vero ‘Patto per il turismo’, capace di dare risposte a questo e ad altri problemi specifici di questo settore, strategico per la nostra economia.” La proposta arriva dalla Fisascat Toscana, il sindacato Cisl che segue i lavoratori di commercio, turismo e servizi affini.

“Secondo i dati Eduscopio – dice Alessandro Gualtieri, segretario Fisascat della Toscana – di tutti gli studenti che escono dai 28 istituti alberghieri presenti nella nostra regione, dopo 2 anni dal diploma, solo il 49% svolge un lavoro coerente con gli studi effettuati; il 36% lavora in settori non coerenti, mentre il 15% svolge professioni trasversali. E tra quella metà che lavora nel settore per cui si è formato, solo il 13% ha un contratto a tempo indeterminato, mentre il 39% è in apprendistato e il 49% ha lavorato meno di 6 mesi in due anni.”

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“Guardando a questi dati – dice Gualtieri - si capisce bene perché i ragazzi scappano, con la conseguenza che poi le professionalità scarseggiano; è evidente che qualcosa non funziona: invece di dare la colpa ai giovani ‘che non vogliono fare certi lavori’, mettiamoci attorno a un tavolo e, seriamente, cerchiamo le soluzioni. Il patto per il lavoro della Regione Toscana, pur con misure e risorse importanti, non risponde alle esigenze di questo che, oltretutto, è il settore più colpito dalla pandemia e vive una forte crisi: qui la frammentazione delle aziende e dell’occupazione è norma, ci sono orari diversi dal sistema manifatturiero, c’è un notevole dumping contrattuale, c’è tanto lavoro nero e lavoro grigio.”

“Quello che proponiamo non è un libro dei sogni – prosegue il segretario Fisascat – ma misure concrete già previste in accordi firmati in altre regioni, come Lazio e Liguria. Intanto il patto dev’essere basato sulla settorialità e non sulla territorialità; deve coinvolgere il sistema bilaterale nella domanda-offerta di lavoro, nella formazione e nella riqualificazione; deve comprendere misure di conciliazioni vita-lavoro, combattere il dumping contrattuale con incentivi che premino la buona occupazione e la contrattazione integrativa, tutelare i lavoratori in appalto e prevedere misure che affrontino la problematica della dispersione professionale e scolastica, dovuta a proposte troppo spesso inadeguate. Nostra intenzione è coinvolgere i colleghi di Filcams-Cgil e Uiltucs e le parti datoriali nell’elaborazione di una piattaforma e poi chiedere alla Regione di concertare o dialogare per trovare una soluzione ad un settore fondamentale.”

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