Mukki, gli emiliani tagliano il prezzo del latte e gli allevatori mugellani chiamano in causa Nardella: “Non ci abbandoni”

La proposta dell'assessore all'agricoltura dell'Unione dei Comuni del Mugello Ignesti: “Newlat compri il caseificio del Forteto e ci lavori il latte”

“In questa partita il Comune di Firenze (principale azionista pubblico della Centrale del Latte, ndr) ci deve stare a pieno titolo, e avere una politica chiara. Il sindaco di Firenze è sindaco dell’intera Città Metropolitana: non si può abbandonare il territorio e una risorsa così importante e caratterizzante. Bisogna essere uniti e agire”.

E' quanto dichiara l'assessore all'agricoltura nell'Unione dei Comuni mugellani e sindaco di Scarperia Federico Ignesti, circa la situazione di allarme che si è creata intorno alla Mukki dopo l'acquisizione della società da parte del colosso emiliano Newlat e dopo che la stessa Newlat ha deciso di tagliare di 5 centesimi il prezzo al litro del latte conferito dagli allevatori mugellani.  

Sulla decisione del colosso emiliano si è espresso in maniera critica il direttore di Cia Grosseto Enrico Rabazzi: “Nemmeno in un periodo di emergenza sanitaria si evita di speculare sulla pelle degli agricoltori” ha detto, commentando la decisione dell’azienda emiliana di proprietà della famiglia Mastrolia, di abbassare il prezzo di acquisto del latte riportandolo di fatto a quello di due anni fa.

“Con questo gesto unilaterale la Newlat aggrava una realtà già al limite della sussistenza – ha spiegato Rabazzi -. Scandaloso che in questo difficilissimo momento ci sia chi vuole imporre le proprie regole decidendo di rettificare il solo prezzo base a chi conferisce il latte, fissandolo a 36 centesimi al litro per il periodo 1 aprile 2020 – 31 dicembre 2020”.

“I 5 centesimi al litro che vengono tolti ai produttori di latte vaccino – ha concluso Rabazzi – sono un colpo durissimo per gli allevatori che non potranno più coprire le ingenti spese richieste a chi ha scelto di fare questa attività; la conseguenza sarà l’inevitabile abbandono delle aziende e il collasso di quel poco che ancora rimane del settore in Toscana e in Maremma”.

Anche Federconsumatori Toscana è già scesa sul piede di guerra, esprimendo “forte preoccupazione per la recente acquisizione da parte del gruppo Newlat delle quote di maggioranza della Centrale del latte d’Italia, nata nel 2015 con l’aggregazione tra la Centrale del Latte di Torino e la centrale del latte di Firenze, Pistoia e Livorno”.

“Purtroppo, malgrado dichiarazioni e impegni dei nuovi soci tendenti a riconfermare la validità e l’impegno a mantenere alcuni marchi locali come quelli toscani della Mukki con le linee Alta qualità Mugello e Toscana, biologico (Podere Centrale), la prima mossa che viene fatta, contravvenendo agli accordi di filiera già stipulati e validi fino a tutto il 2020, pretendono una riduzione del prezzo di conferimento di 5 centesimi al litro” ha tuonato il presidente di Federcosumatori Toscana Massimo Falorni.

“Denunciamo questo non solo per solidarietà con i nostri produttori locali per altro già in forte difficoltà, ma anche come Associazione di tutela dei Consumatori. I cittadini toscani hanno sempre ben visto e sostenuto con le loro scelte di acquisto una significativa valorizzazione della produzione locale. Questo patrimonio non può essere disperso per logiche puramente industriali e avulse da un radicamento territoriale che ne hanno fatto il loro successo e conquistato la fiducia dei consumatori” ha aggiunto Falorni.

Intanto l'assessore Ignesti, dopo aver chiamato in causa Nardella e averlo invitato in Mugello (“Venne qui a Borgo San Lorenzo qualche anno fa, quando vi fu la fusione tra le Centrali del Latte di Firenze e di Torino, lo invito a tornare per incontrare amministratori e produttori e concordare una strategia comune”) ha lanciato una proposta.

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“Ha senso discutere periodicamente di 2 centesimi in più o in meno per il prezzo del latte? - ha detto Ignesti - Sarebbe l’ora che si pensasse in Mugello a un progetto industriale di trasformazione del prodotto, che dia più ampie garanzie e remunerazione ai produttori: dovrebbe essere la Centrale del Latte stessa a mettere il cappello su questo progetto, acquisendo e utilizzando una struttura che già esiste, il caseificio del Forteto. Un impianto costruito solo pochi anni fa, e che ha le potenzialità necessarie”.

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