Tav, funzionario trasferito dal direttore generale perchè sconfinava nel "politico"

"Sicilianizzazione" della Regione Toscana e pratiche lasciate scadere sarebbero i motivi che hanno portato al trasferimento di Fabio Zita dall'ufficio Valutazione impatto ambientale

Fabio Zita

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ripercorre la vicenda di Fabio Zita, architetto trasferito dopo aver lavorato per anni negli uffici che si occupano della Valutazione Impatto Ambientale (Via). Il caso è emerso dall’inchiesta sul sottoattraversamento Tav di Firenze, che ha portato sei persone agli arresti domiciliari, tra cui Maria Rita Lorenzetti ex governatrice dell'Umbria e presidente dimissionario di Italferr.

Adesso Rossi ripercorre la vicenda, una ricostruzione basata sugli elementi messi a disposizione dagli uffici regionali che riguardano anche i rapporti tra Zita ed il direttore generale della presidenza della Regione, Antonio Barretta, il quale dispose lo spostamento di Zita ad un altro incarico. "Ho già espresso pubblicamente la mia totale fiducia nel direttore generale Barretta, fiducia che questa vicenda conferma e accresce", ha spiegato il governatore.

Fu lo stesso Barretta, è una parte della ricostruzione, ad essere ''costretto a contestare all'architetto Zita di non aver limitato le proposte di prescrizioni delle valutazioni di impatto ambientale alle opere di mitigazione, ma di aver anche indicato le cosiddette opere compensative, cioè di essersi spinto al di là della propria competenza tecnica addentrandosi all'interno di un ruolo squisitamente politico''. Un'altra contestazione di Barretta a Zita riguardò invece proprio il suo ruolo di coordinatore del nucleo Via poiche' non si sarebbe "attenuto rigorosamente alle prescrizioni regionali che identificano i soggetti che hanno titolo a prendere parte all'istruttoria degli atti".

Cosi' Barretta dovette pretendere che la bozza di verbale del nucleo di Via ''non venisse inviata a nessun soggetto estraneo al nucleo e che le riunioni del nucleo si svolgessero a porte chiuse, evitando per esempio la presenza degli enti locali, al fine di garantire la massima terzietà e serenità di valutazione tecniche''. Infine il direttore generale Barretta dovette pregarlo, con un richiamo scritto, di ''astenersi da fare ricorso a termini che, quand'anche fossero impiegati in modo scherzoso, possono essere interpretati come offensivi dell'istituzione e di alcuni suoi esponenti''.

TERMINI - Cosa aveva scritto Zita? In una comunicazione a Barretta relativa ad una riunione della commissione di Via nazionale aveva concluso che "il rappresentante regionale nella commissione di Via nazionale, coerentemente con l'obiettivo di 'sicilianizzazione' della Regione Toscana, non si è espresso su nessuno dei punti in elenco rimanendo praticamente 'mutu come nu pisci'. Bacio le mani a vossia". Anche alla luce di questa serie di fatti Barretta si rese conto che ''non sussisteva più da parte del dirigente della Via la necessaria serenità indispensabile nel ruolo ricoperto", optando tuttavia per un "avvicendamento di Zita allo scopo di non segnarne il percorso professionale" anche se proprio quei fatti "avrebbero potuto meritare una rimozione".

TEMPI - Infine i tempi per l'evasione delle pratiche: quando al posto di Zita è arrivata Paola Garvin, al settore Via vi erano 24 procedimenti aperti, "15 dei quali con termini di conclusione del procedimento scaduti, in alcuni casi da anni". "Questo - è la conclusione - era lo stato dell'ufficio lasciato dall'architetto Zita dopo 18 anni di responsabilità in quel settore: una situazione di palese illegalità e violazione della legge".
 

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