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Droga a Bagno a Ripoli: teenager minorenni allo spaccio 2.0

Giro di vite contro lo spaccio tra i giovani di Grassina. Dopo mesi d'indagine i carabinieri hanno denunciato diciotto ragazzi segnalandone altri cinquanta

Consumavamo hashish e marijuana prima del suono della campanella e talvolta dopo che si riaprivano i cancelli dell’istituto superiore “Volta-Gobbetti” di Bagno a Ripoli. Le “giovani” richieste per comprare gli stupefacenti dai pusher non passavano più tramite telefono cellulare ma tramite 'messaggini' su smartphone sfruttando le chat di WhatsApp  e  Facebook.  Per chiamare la  droga  usavano nomi in  codice: “Mi porti 2 cd?”. Sono tutti giovanissimi ma già consumatori di droghe leggere: il più piccolo di poco più di 14 anni. Al termine delle indagini sono stati 18 i  giovani indagati (sia italiani sia stranieri, tra i quali quasi una metà ancora minorenni e studenti) per spaccio di hashish e marijuana, e quasi 50 quelli segnalati alla prefettura in quanto consumatori.

I carabinieri di Grassina, diretti dal maresciallo Antonio Bonafede, e coordinati dal maggiore Gabriele Papa, hanno indagato per mesi dopo l’arresto il settembre scorso, nel circolo di Antella, di un 19enne che aveva venduto della droga a due giovani, di cui uno ancora minorenne.  Proprio partendo da quel primo pusher, si è giunti a identificarne anche un secondo –  coetaneo  –  che è stato accertato essere il rifornitore di numerosi altri ragazzini, in gran parte minorenni, che a loro volta cedevano lo stupefacente ad amici e compagni. 

Da quel giorno, i militari hanno iniziato a scandagliare le reti di contatti e frequentazioni intessute sia dagli spacciatori arrestati sia dai loro consumatori, scoprendo pian piano un vero e proprio traffico di droga leggera, spacciata e consumata tra i giovanissimi del posto.  Smistamento non coordinato: ciascuno si muoveva in maniera autonoma, cedendo la droga ad amici, compagni di  scuola, calcio o a semplici conoscenti. 

Le cessioni dello stupefacente avvenivano prima di andare a scuola, oppure nel pomeriggio, e solitamente nelle abitazioni dei ragazzini che, approfittando dell’assenza dei genitori (fuori per lavoro), facevano delle collette per l’acquisto della droga. Nei quattro mesi d’indagine, si sono stimate circa 500 cessioni di stupefacenti, per un totale stimato intorno ai due chili tra hashish e marijuana, e un valore di svariate migliaia di euro. 

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