Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

"Smaltimento illecito rifiuti", bufera giudiziaria su Alia: sequestrate aree a San Donnino, interdetti 9 dirigenti

Maxi inchiesta della procura di Firenze sulla società di igiene ambientale della Toscana. L'ipotesi accusatoria: "illeciti con grave nocumento per salute pubblica e ambiente". Gli indagati sono 33

Stamani la polizia giudiziaria - carabinieri e polizia provinciale - ha dato esecuzione a 9 misure cautelari personali inerenti l’interdizione dai pubblici uffici, da un massimo di 12 mesi ad un minimo di 3 mesi, a carico di altrettanti dirigenti e funzionari della società Alia S.p.A. e di società ad essa collegate.

Contestualmente, la polizia giudiziaria ha preventivamente sequestrato alcune aree dell’impianto “Polo Tecnologico” di San Donnino gestito dalla stessa società. Le misure sono state tutte emesse dal gip del tribunale fiorentino su richiesta della locale procura.

L’operazione scaturisce da un’indagine avviata nel 2016 che ha consentito di rilevare una presunta serie di illeciti ambientali che sarebbe stata posta in essere da Alia, "con grave nocumento per salute pubblica e ambiente" sottolineano i carabinieri.

Le accuse

In particolare, dalle indagini compiute sarebbe risultato che la società a maggioranza di capitale pubblico avrebbe gestito illegalmente ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da ammendante comportato misto, prodotto presso l’impianto TMB, disperdendolo nell’ambiente con modalità non conformi a quelle previste dall’autorizzazione.

Non solo: avrebbe anche smaltito illecitamente varie tipologie di rifiuti speciali non pericolosi presso la discarica di Case Passerini e scaricato sistematicamente sul suolo rilevanti quantità di percolato, prodotto presso l’ex discarica di Bosco ai Ronchi, all’interno di alcuni laghetti non impermeabilizzati.

Inoltre Alia, secondo le accuse, avrebbe conferito presso vari impianti di ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi prodotti presso l’impianto di Faltona, utilizzando codici di classificazione (CER) non corretti al solo fine di conseguire un ingiusto profitto indiretto rappresentato dal risparmio sui costi di gestione che altrimenti dovevano essere affrontati.

I reati contestati agli indagati

L’attività dei carabinieri rappresenta il prosieguo dell’operazione condotta dagli stessi reparti nel dicembre 2017, con il sequestro di un impianto di trattamento rifiuti e 570 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi.

Contestualmente, sono state notificate informazioni di garanzia nei confronti di 33 indagati fra dirigenti e responsabili della società di gestione di servizi ambientali per i reati continuati, in concorso, di traffico illecito di rifiuti, frode nell’esercizio del commercio e getto pericoloso di cose.

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