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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Scandicci

Omicidio Ciatti, lo sconforto di babbo Luigi: "Promesse su promesse ma non è cambiato nulla"

Già scarcerato un imputato mentre la data del processo ancora non c'è. Se non ci sarà sentenza entro tre mesi, anche l'altro ceceno in attesa di giudizio verrà scarcerato. E i due potrebbero nel frattempo sottrarsi alla giustizia

"E' già fuori, è già fuori... lo sapevo che la magistrura spagnola non avrebbe mantenuto la promessa, d'altronde non voleva nemmeno metterlo in carcere" mormora più in preda allo sconforto che alla rabbia Luigi Ciatti, babbo di Niccolò, il giovane scandiccese massacrato da un gruppetto di ceceni e lasciato morire in mezzo alla pista di una discoteca di Lloret de Mar nell'agosto del 2017.

Luigi sta parlando di Mosvar Magomadov, uno dei due ceceni formalmente sotto accusa in Spagna per aver partecipato all'omicidio di Niccolò. "Il ministero spagnolo aveva fatto promesse su promesse, e invece...". E invece Magomadov, arrestato dal Ros dei carabinieri in Francia poche settimane fa, è già stato scarcerato, in attesa di un processo che lo vedrà imputato insieme a Rassoul Bissoultanov ma di cui ancora non è stata fissata la data: "Non sappiamo ancora nè il dove nè il quando", dice Ciatti.

Un processo che se non andrà a sentenza entro il 12 agosto, vedrà scarcerato - dopo 4 anni - anche l'altro ceceno. "Gli ex ministri Bonafede e Di Maio a suo tempo avevano scritto al ministero della giustizia spagnolo che aveva risposto, dandomi rassicurazioni (sulla carcerazione degli imputati e sulle tempistiche processuali, ndr). Invece alla fine non è cambiato nulla. Siamo a maggio 2021  - lamenta Luigi Ciatti - sono passati 45 mesi dalla morte di mio figlio e siamo punto e a capo. E non possiamo fare altro che aspettare".

"Sono basito, sconcertato - ha commentato su Facebook il sindaco di Scandicci Sandro Fallani -. Ho scritto a Luigi, insieme alla famiglia continueremo a premere affinché la magistratura spagnola svolga il processo prima dei 4 anni dai fatti, termine ultimo di carcerazione preventiva. Lo dobbiamo a Niccolò, alla sua famiglia, alla nostra comunità ma anche al diritto inalienabile alla giustizia per tutti i cittadini".

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