Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Coronavirus: anche i medici di famiglia potranno effettuare i tamponi

C'è l'accordo a livello regionale: saranno effettuati in studio, a domicilio o nei 'drive trough'

Anche i medici di famiglia potranno effettuare tamponi rapidi antigenici ai propri assistiti, in studio o a domicilio, e su base volontaria nei 'drive trough' (cioè dove le persone che devono effettuare il test restano in auto) o in contesti di microfocolai.

E' quanto previsto dal Protocollo d’intesa siglato ieri, 5 novembre, dall’assessore alla sanità, Simone Bezzini, e da Alessio Nastruzzi, segretario generale della Federazione italiana dei Medici di medicina generale (Fimmg), alla presenza del presidente della Toscana, Eugenio Giani.

L’accordo prevede, in via sperimentale, durante tutto il periodo dell’emergenza pandemica, che le Asl, attraverso specifici accordi aziendali, attuino il modello assistenziale h16, finalizzato al coinvolgimento della continuità assistenziale in supporto all’attività per l’emergenza Covid 19.

Il servizio opererà attraverso Centrali di continuità assistenziale in orario notturno (dalle 20 alle 8). Le ore di attività notturne dei medici non impegnati nell’attività della Centrale saranno così riutilizzate in orario diurno per la gestione dell’emergenza pandemica.

Il servizio della guardia medica rimarrà inalterato, in tutte le sedi a oggi attive, fino alle ore 24 (compresi il sabato e la domenica). Nei fine settimana, sabato e domenica, la Centrale potrà richiedere tamponi per soddisfare le richieste di tracciamento, garantendo così la continuità del servizio.

In base a questo accordo, i medici di famiglia potranno operare in una struttura, anche mobile, allestita dalla Asl in modalità walk-in/drive trough, sottoponendo al tampone sia gli assistiti a cui è richiesto un test antigenico a termine dei 10 giorni di isolamento per un contatto stretto, sia i pazienti sospetti di aver avuto un contatto stretto.

In caso di necessità anche gli screening effettuati con tamponi rapidi (o altro sistema idoneo in situazione di “microfocolaio” dichiarato dall’autorità competente) potranno essere garantiti dai medici di famiglia anche nell’ambito delle loro Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) o di Zona distretto/SdS, secondo modalità organizzative concordate con la propria Asl di riferimento.

Il protocollo definisce, infine, fra gli impegni della Regione e delle Asl, oltre all’individuazione di spazi idonei, anche la fornitura di tamponi e di dispositivi di protezione individuale per lo svolgimento dell’attività da parte dei medici di famiglia.

"Il ruolo dei medici di famiglia sul territorio è fondamentale. Loro sono parte integrante del nostro sistema socio-sanitario e insieme a loro potremo riuscire a garantire quell’assistenza che non congestioni i nostri ospedali", commenta Giani.

“L'accordo ci consente anche un’innovazione sperimentale sul servizio di continuità assistenziale o di assistenza primaria, finalizzata a liberare risorse e personale per le attività di tracciamento o ambulatoriali a fini unicamente diagnostici o in albergo sanitario sempre su base volontaria”, aggiunge Bezzini.

“Noi medici di famiglia abbiamo un rapporto privilegiato con i nostri assistiti, con cui siamo in costante contatto. Fare il tampone a chi ne ha bisogno - conclude Nastrizzi -, deve essere inteso come un’estensione della nostra capacità diagnostica".

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