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Coronavirus: un fiume di mascherine 'fantasma' dalla Cina. L'idea dopo il sequestro: testarle, certificarle e distribuirle

Sequestrate dalla guardia di finanza 1,7 milioni di mascherine destinate al mercato parallelo. Non sono certificate ma sembrano di buona qualità: verranno analizzate

Nell'ultimo mese e mezzo, un fiume di mascherine cinesi "fantasma" ha inondato l'Europa colpita dal Coronavirus cinese. Via cargo o attraverso le "vie della seta", milioni di pezzi di varie tipologie, senza alcun marchio nè indicazione, hanno viaggiato in maniera pressochè invisibile dall'Oriente all'Olanda e alla Germania, 'hub' europei per eccellenza data la loro posizione centrale, dunque logisticamente perfetta.

Da questi 'hub', le mascherine hanno poi preso le direzioni dell'Inghilterra, della Francia e di altri Paesi. Italia compresa, come hanno scoperto i finanzieri del nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza di Firenze. Tra Firenze e Prato, i militari ne hanno sequestrate, in 20 operazioni a partire dallo scorso marzo, oltre 1,7 milioni, più 7.200 kit rapidi Covid-19. Si tratta di uno dei sequestri più consistenti avvenuti in Italia, in questo periodo emergenziale.

L'attività investigativa dalle Fiamme Gialle è partita dalla foce, alcune farmacie che vendevano queste mascherine fantasma. Alla fine, i militari sono riusciti a ricostruire la filiera - un vero e proprio mercato parallelo - e risalire alla fonte. Quest'ultima è la Cina. Che ha prodotto milioni di mascherine "invisibili" destinate a invadere illecitamente i mercati europei.

Grazie a prezzi vantaggiosi, innanzitutto, dal momento che secondo i militari oscillavano tra i 9 e i 50 centesimi al pezzo, a seconda della tipologia, per l'importatore che ne pre-ordinava quantità importanti. Vantaggiosi ma non stracciati.

Ma chi erano gli importatori? Cittadini cinesi di Firenze e Prato, in maggioranza, ma anche italiani. Senza partita iva o con qualche parente che l'aveva ma per tutt'altri settori merceologici (profumerie, casalinghi).

Le compravano anche alcuni "mediatori" che poi le rivendevano, a loro volta, ai clienti finali sparsi in tutta Italia. Tra cui, appunto, alcune farmacie.

Probabilmente, ipotizzano le Fiamme Gialle coordinate dal colonello Dario Sopranzetti - il business in generale sfruttava canali commerciali già esistenti con la Cina.

Le stesse Fiamme Gialle hanno già portato i primi campioni sequestrati all'Itec (Istituto tecnologico europeo di certificazione) di Montemurlo, che li analizzerà gratuitamente. Lo scopo è evitarne la distruzione, "marchiarle" e re-distribuirle sul territorio.

Proprio così: se fossero mascherine 'buone' (e pare lo siano) cui manca solo la certificazione, si potrebbe fare. Infatti, in regime di emergenza, il Governo ha stabilito che il commissario straordinario possa requisire le mascherine. I finanzieri potrebbero dunque offrirgliele - certificate - su un 'piatto d'argento', affinchè siano requisite. 

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