Coronavirus: operai schiavi per produrre mascherine destinate a Regione e Protezione civile

Blitz della guardia di finanza a Prato: 13 arresti. Perquisite 30 ditte che lavoravano in subappalto per l'azienda che aveva sottoscritto i contratti con gli enti pubblici per milioni di dispositivi (bocciati dall'Iss)

Tredici arresti in flagranza, 90 clandestini individuati e milioni di mascherine sequestrate. E' il bilancio di una maxi-operazione della guardia di finanza contro lo sfruttamento del lavoro e le frodi nelle pubbliche forniture di mascherine chirurgiche.

Il blitz è scattato ieri a Prato, con l'esecuzione di un’ordinanza di  custodia cautelare in carcere nei confronti di un imprenditore cinese titolare di fatto di una ditta di confezioni.

Contemporaneamente, 250 finanzieri hanno eseguito perquisizioni, disposte dalla procura della città laniera, in 28 imprese individuali del distretto del tessile, tutte gestite da imprenditori cinesi, e di tre società maggiormente strutturate. Perquisiti anche i domicili di alcuni rappresentanti legali e di dipendenti.

L’operazione, che ha visto partecipare anche personale del dipartimento della prevenzione dell’Asl Toscana Centro, è nata da precedenti indagini nei confronti dell’imprenditore cinese.

Quest'ultimo, titolare di fatto di una ditta dove era formalmente inquadrato come dipendente, è accusato di gravi reati connessi allo sfruttamento del lavoro ai danni di 23 suoi connazionali, operai impiegati a "nero", 15 dei quali anche in stato di clandestinità.

Moltissime le irregolarità rilevate: turni di lavoro anche di 13/16 ore giornaliere in condizioni degradanti e di pericolo, visti gli spazi ridotti per la presenza di numerosi macchinari e le vie di fuga intralciate dalla merce accatastata.

Inoltre, l’uscita di emergenza risultava bloccata dall’interno e non rapidamente raggiungibile. I lavoratori sfruttati non potevano fruire di riposi festivi ed interrompevano il loro operato con brevi pause di circa 10/15 minuti solo per consumare pasti, in assoluta promiscuità nel medesimo locale produttivo, con polveri e residui di scarti industriali.

I laboratori fungevano anche da dormitori, con posti letto allestiti in locali privi dei minimi requisiti di abitabilità. Basti pensare che la camera da letto di un operaio era realizzata in un servizio igienico.

Nelle ultime settimane, le indagini hanno subìto un importante sviluppo: è stato scoperto che l’imprenditore occulto, tramite due nuove ditte intestate a prestanome, aveva riconvertito la propria attività manifatturiera verso la produzione di mascherine per conto di una società di Prato riconducibile a due fratelli di origine cinese ben radicati nel territorio.

Quest’ultima azienda è risultata rifornire in rilevanti quantitativi la Regione Toscana (tramite Estar), il Dipartimento della Protezione Civile nonché importanti catene private della grande distribuzione ed altre imprese.

Con i due enti pubblici, erano stati sottoscritti contratti che prevedono la fornitura di 93 milioni di mascherine alla Protezione Civile e di 6.700.000 ad Estar, a fronte di corrispettivi, al netto dell’Iva, pari a circa 41.800.000 e 3.200.000 euro.

Per la produzione dei dispositivi medici, l'azienda si era avvalsa di 28 ditte individuali di confezioni, tutte sospettate di analoghe criticità circa il modo di operare, quantomeno in termini di impiego di mano d’opera “a nero” e violazioni delle norme che regolano la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Come scoperto dai finanziari, l'azienda che aveva sottoscritto i contratti aveva dichiarato di non utilizzare sub-appaltatori e anche di non avere pendenze con il fisco, circostanza non vera.

Ad aggravare la situazione il fatto che l’Istituto Superiore di Sanità avesse espresso, in ragione della mancata rispondenza ai requisiti previsti, parere non favorevole alla produzione e commercializzazione di mascherine che, malgrado ciò, sarebbero state poi comunque cedute alla stessa Estar. Sono in corso ulteriori accertamenti in ordine alle commesse ricevute dalla Protezione Civile.

Tuttavia, al momento è già emerso che, a causa dell’impossibilità di far altrimenti fronte alle serrate scadenze di consegna, parte delle mascherine fornite non sarebbero conformi a quanto pattuito e ai requisiti previsti per i dispositivi medici.

Le indagini riguardano anche la posizione di due ulteriori società con sede nella provincia di Firenze, gestite da imprenditori italiani e in stretti legami di collaborazione con l’azienda pratese, destinatarie anch’esse di commesse da estar e Protezione civile, nel cui contesto si sospettano analoghe criticità.

I reati complessivamente ipotizzati sono quelli di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, violazioni alla sicurezza sui luoghi di lavoro, violazioni al codice degli appalti, frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato. 

I finanzieri hanno effettuato il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, dei conti correnti e dei beni riconducibili all’azienda indagata e ai suoi rappresentanti, fino alla concorrenza di 3.200.000 euro, pari ai corrispettivi ricevuti da Estar nonché al sequestro dei macchinari in uso alle 28 ditte individuali subappaltatrici.

Inoltre, durante le perquisizioni sono stati complessivamente individuati, all’interno della quasi totalità delle ditte perquisite, ben 90 cittadini cinesi risultati clandestinamente presenti sul territorio dello Stato. Sono stati arrestati anche 13 titolari di ditte subappaltatrici.

“Intendo esprimere il mio plauso per l’indagine in corso da parte della Guardia di Finanza, così come per tutte le inchieste che puntano ad accertare irregolarità sui luoghi di lavoro, l’elemento che mi sembra emergere con più forza da questa operazione, peraltro portata avanti in collaborazione con il Dipartimento Prevenzione dell’Asl dal quale sono stato immediatamente informato”. Così il presidente della Regione Enrico Rossi, commentando la notizia relativa all’operazione condotta dalle fiamme gialle di Prato. “Adesso – aggiunge Rossi – sulla base dei risultati dell’indagine, la Regione valuterà se avviare un’azione legale”. 

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Gli uffici regionali rendono noto che tutti i prodotti acquistati e distribuiti gratuitamente dall’inizio dell’emergenza sono stati testati con esito positivo dal Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze.

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