Contro paura e psicosi: l'albergatore si inventa lo sconto "coronavirusfree"

Il racconto di Yuri: “Le provo tutte, sono arrabbiato perché questa psicosi è assurda”

Gi affari andavano piuttosto bene, tanto che pensava di mettere su una struttura tutta sua. Poi è arrivato il Coronavirus. “La situazione si è ribaltata. Per marzo, mese solitamente favorito anche dalle gite scolastiche, non ho quasi nessun prenotato. Se i pochi che ho arriveranno davvero incasserò in tutto metà di quello che devo pagare per l'affitto delle mura”.

A parlare è Yuri Gheri, piccolo albergatore 38enne, dal suo Hotel D'Azeglio di via della Mattonaia. “Ho 11 camere, 25 posti letto. Il 2020 era partito bene”, prosegue l'imprenditore. Che conferma le parole arrivare ieri da Confindustria, secondo le quali quello in corso, senza l'affaire Coronavirus, aveva le premesse per essere un anno di turismo da record.

Le premesse. Ma ora, a sentire chi nel settore ci lavora, sarà dura tenere aperto. “Ho una sola dipendente fissa, oltre alla ditta per le pulizie e io stesso che lavoro h24. L'ho dovuta mettere in ferie. Non potevo fare altrimenti”, ammette l'uomo. Così stanno facendo centinaia di suoi colleghi, con migliaia di posti di lavoro stagionali sul punto di essere attivati e ora fermi.

“Ho lanciato sulle piattaforme on line lo sconto 'Corona virus free', per esorcizzare la paura. -40% su tutte le tipologie di stanze, speriamo serva. Perché se continua così tempo qualche mese e devo chiudere”.

Sotto di lui, un altro albergo, l'Hotel Rita Major. “Abbiamo approfittato dell'inverno per effettuare lavori di ristrutturazione. 25mila euro investiti. Dovevamo riaprire il 2 marzo, ma abbiamo una sola prenotazione e abbiamo rinviato l'apertura a metà mese. Gli anni passati di questi tempi eravamo quasi pieni”, dicono Andrea e Alex Fossi, titolari della struttura, a gestione familiare, aperta dal 1956.

“Firenze non è nemmeno in zona rossa, quindi niente agevolazioni per il mutuo acceso”, sottolineano. Anche loro, come tutte le rappresentanze di categoria, chiedono sostegno a governo e Comune sul fronte tasse e ammortizzatori sociali per i dipendenti.

“Sono molto arrabbiato, infuriato, perché un virus del genere non legittima questo clima da emergenza. Se mi toccherà chiudere, dovrò farlo per una psicosi assurda, un allarmismo ingiustificato”, attacca Gheri. Due storie fiorentine, tra le tantissime, al tempo del Coronavirus. In attesa di uscirne, chissà come e chissà quando.

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