Psicologia: nel cuore della mente

Psicologia: nel cuore della mente

Coronavirus: il tempo psicologico nell'emergenza Covid-19

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Persone sui balconi a Firenze durante l'emergenza

Non è vero che il tempo è uguale per tutti e soprattutto non lo è sempre. L’emergenza che sta investendo la collettività riguarda molti aspetti del quotidiano, tra cui la gestione del tempo nel corso della quarantena; a questo proposito martedì 17 marzo alle 19,30 svolgerò una diretta Facebook rivolta ad evitare l’insorgenza di disagio secondario, dovuto ad una difficoltà psichica iniziale.

Nel corso dell’esistenza il tempo è una dimensione avvertita in modo ragionevolmente stabile nel lungo periodo, tuttavia la percezione della dimensione cronologica è discontinua e personale nel breve, dal momento che sottostà ad aspetti del temperamento e della realtà che ci si trova a vivere. Quella attuale presenta caratteristiche particolari, tuttavia possiamo fare qualcosa che fa la differenza nel caso di dissesti psicologici gravi, particolarmente compromessi nel caso che le restrizioni di isolamento si protraggano. Questo aspetto può essere riassunto nella considerazione che segue: è necessario diventare esperti delle proprie soglie, ossia dobbiamo acquisire la capacità di rendersi conto quando subentra una condotta depressiva in sé stessi. Non siamo abituati a questa sensibilità ormai da molti decenni, travolti dalla furia di esistere nella società che, nel bene e nel male, abbiamo creato. In questo momento di particolare emergenza relativa al Covid-19, proprio i soggetti con andamento psichico disadattivo sono compromessi ed è proprio a loro che dobbiamo prestare grande attenzione in ambito psicopatologico.

Dunque vi sono momenti dell'esistenza che passano con relativa velocità mentre ve ne sono altri che sembrano interminabili. In linea di massima possiamo dire che maggiore è l'attenzione verso un impegno mentale e più semplice è il fluire del tempo.

Questo perché la funzione richiede un'attività permanente che porta ad influire sull'ambiente. In questa fase storica in cui tutti siamo impegnati a gestire una difficoltà che porta ad una forma di inattività in cui appare come di smarrimento gestire l'assenza di impegni. Questa nella maggior parte dei casi rappresenta una condizione poco significativa, totalmente naturale, dal momento che solitamente siamo costretti ad una notevole intensità dovuta allo svolgersi della vita quotidiana. Il problema non si pone nella maggioranza dei casi, ma piuttosto nelle condizioni in cui sia già in atto un disagio mentale, che conosce in questa realtà collettiva un aggravamento.

Il risultato è che queste giornate in cui si è isolati scorrono con apparente lentezza, rendendo difficile opporsi a disagi mentali come quello depressivo o quello relativo ai disturbi d'ansia tendenzialmente gravi. La necessità è quella di arginare queste manifestazioni che aumentano con grande probabilità nel corso della permanenza forzata in spazi delimitati. In particolare, dopo primi giorni in condizione di restrizione di sociale interviene una caratteristica sensazione di oppressione che farà aumentare la suscettibilità, aumentando l'incidenza della disfunzione. In sostanza questa condizione è in grado di amplificare in modo potenzialmente accentuato la condizione di disagio psichico ed in esso il malessere personale, con un danno sociale che adesso non sarebbe arginabile. Le conseguenze possono essere e sono già, assolutamente rilevanti.

Per questo motivo è necessario che appena si avverte o si osserva in individui disposti ad una instabilità, è necessario interessare il personale di intervento psicologico che è già attivo relativamente alla necessità legata all'emergenza sanitaria in atto. Questo permette di interrompere l'andamento spesso di natura depressiva che si manifesta in soggetti già debilitati. Questo può permettere di arginare una catena depressiva in grado di promuovere un malessere esponenziale, a cui è difficoltoso porre rimedio.

In senso generale con l'aumento della sensibilità verso la percezione della propria condizione mentale, rintracciabile mediante la psicoterapia, si arriva a rallentare un aumento della condizione di malessere psicologico, che deve essere arrestato sul nascere, attenuando una sofferenza che si farebbe altrimenti sempre più rilevante. Si tratta di vincere l'inizio di un processo che avrebbe una continuità verso l'aggravamento.

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