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Capannucce in Città, il concorso che premia i bambini

Ogni bambino che invierà la foto del proprio presepe riceverà in dono un diploma personalizzato e una piccola natività

Il presepe come segno di speranza, il Cardinale Giuseppe Betori invita i bambini di Firenze a realizzare nelle proprie abitazioni il presepe. Anche le scuole, gli ospedali, le case per gli anziani, le parrocchie e i negozi sono invitati a realizzarli. Nella lettera per i bambini si rinnova l'invito a iscriversi a Capannucce in Città, la manifestazione che da 19 anni premia tutti coloro che realizzano il presepe, vero significato del Natale, e che, nonostante il periodo, ha deciso di continuare questa bella tradizione che ogni anno vede l’iscrizione di quasi 3.000 bambini.

Come si partecipa a Capannucce in Città

Iscriversi è gratuito: basta indicare entro il 20 dicembre i dati dei ragazzi della parrocchia, della scuola o delle famiglie sul sito www.capannucceincitta.it. I partecipanti possono inviare le foto dei presepi alla mail capannucceincitta@gmail.com: saranno pubblicate sulla pagina Facebook di Capannucce in Città.

Tutti verranno premiati con un diploma personalizzato e una piccola natività. La modalità di consegna dei premi, sarà comunicata nelle prossime settimane in base all’evolversi dell’emergenza sanitaria.

Ecco il testo integrale della lettera del Cardinale Betori  ai bambini:

"Cari bambini, care bambine, ogni anno in questo  periodo vi scrivo per chiedervi di fare il presepe nelle case, nelle scuole, in parrocchia e in ogni ambiente di vita. Quest’anno il mio invito è ancora più forte. Sappiamo quanto bisogno abbiamo di segni di speranza.

In questi mesi ci siamo resi conto di essere piccoli e fragili,  abbiamo imparato che solo aiutandoci a vicenda, rispettando la sicurezza degli altri, prendendoci cura delle persone  anziane, deboli o malate, possiamo superare la situazione difficile causata da un minuscolo  virus venuto a portare scompiglio nelle nostre vite. Abbiamo capito che la vita è un dono grande, di cui dobbiamo rendere grazie al Signore e che dobbiamo proteggere.

In tutto questo, Gesù ancora una volta nasce in mezzo agli uomini, portandoci luce e speranza, per dirci che Dio ci ama e non ci lascia soli: il presepe ci aiuta a non dimenticarlo. Spero che non manchino, in questo tempo di pandemia, i  presepi nelle scuole, negli ospedali, nelle case per anziani. Nelle parrocchie, che continuano a essere casa accogliente di preghiera e di carità per tante persone. Nelle vetrine dei negozi, particolarmente colpiti dalle norme che la pandemia ha reso necessarie.

A voi, bambini e bambine, chiedo soprattutto, quest’anno più che mai, di non far mancare il presepe in ogni casa. La casa per molti è diventata luogo di studio o di lavoro; per qualcuno, il riparo dove trascorrere periodi di quarantena. Per altri, il luogo in cui aspettare di poter riprendere a lavorare, in mezzo a gravi difficoltà economiche. In queste case, a volte, può essere stato pesante trascorrere tanto tempo, ci ha pesato la solitudine, ci sono mancate le occasioni di incontro e di relazione. Spero però che abbiamo imparato anche che la casa può essere luogo in cui la famiglia, “chiesa domestica”, si riunisce per ringraziare Dio per le cose belle e per invocare il suo aiuto. Il presepe può essere, quest’anno, il punto della casa in cui la famiglia, ogni sera, si ritrova per una piccola preghiera: proponetelo ai vostri genitori!

Il 5 gennaio non potrò incontrarvi per consegnarvi personalmente, come abbiamo sempre fatto, il mio piccolo segno di ringraziamento. Ma fin da ora vi dico che l’impegno che metterete nel fare il presepe sarà un regalo prezioso per le vostre famiglie e per tutti noi, e non sarà dimenticato!".

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