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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia

Guerra in Ucraina, l'Ires Cgil: “A rischio 100mila posti di lavoro e un punto e mezzo di pil”

Il centro studi del sindacato lancia l'allarme, la segretaria Angelini: “Diseguaglianze inaccettabili, patrimoniale su chi ha guadagnato dalla pandemia per aiutare lavoratori e pensionati”

Centomila posti di lavoro a rischio e ripercussioni sul pil regionale tra l'1,5 ed il 2 per cento in quattro anni. E' questo lo scenario disegnato dall'Ires, centro studi della Cgil, come conseguenza della guerra in Ucraina, a quasi due mesi dall'invasione russa.

“Lo scenario che potrebbe concretizzarsi è il peggiore, quello della stagflazione. Da un lato il blocco dei consumi, quindi recessione, dall'altro l'aumento dei prezzi per il caro energetico, quindi inflazione, nello stesso tempo”, spiega Gianfranco Francese, presidente di Ires, commentando questa mattina l'ultimo report pubblicato.

In caso di una non breve durata del conflitto, “le conseguenze sarebbero disastrose da tutti i punti di vista e non sarebbe eccessivo tornare ad evocare il rischio della perdita di centomila posti di lavoro in Toscana, come effetto dell’impatto dei fattori negativi descritti sulle filiere industriali e su ridimensionati volumi di flussi turistici della nostra regione”, lo scenario dipinto da Francese.

L'enorme rincaro delle bollette energetiche pesa da un lato su famiglie, lavoratori e pensionati, e dall'altro sulle aziende. E d'altra parte la strada dell'embargo al gas russo non sembra una soluzione percorribile a breve. Tutt'altro.  “Significherebbe il blocco della produttività dell'intero Paese”, sottolinea il ricercatore Roberto Errico, che ha curato parte dello studio.

“C'è un problema occupazionale e salariale. Le retribuzioni in Italia in trenta anni sono calate del 2,9 per cento, in altri paesi come Germania e Francia sono aumentate del 30 per cento. Da questi paesi bisognerebbe prendere spunto”, dice la segretaria generale della Cgil Toscana Dalida Angelini, che sottolinea la “inaccettabile” crescita delle diseguaglianze avvenuta negli ultimi anni e chiede al governo di intervenire per dare una mano a lavoratori e pensionati. Una sorta di “quattordicesima straordinaria”.

“Purtroppo la guerra potrebbe non risolversi a breve. Al governo chiediamo di aprire una vera e propria questione salariale. Assieme ai contributi dati alle aziende, si pensi ad un contributo straordinario per i lavoratori”, chiede Angelini. Che pensa ad una somma “pari come minimo ad una mensilità, che è esattamente quello che perdono i lavoratori in questa situazione di pandemia e di guerra. L'Irpet (l'Istituto regionale programmazione economica toscana, ndr) ha infatti verificato che i cittadini toscani pagheranno 1.320 euro all'anno in più, l'equivalente di una mensilità, tra costi energetici, benzina e rincari a catena”.

E dove trovare le risorse per un tale intervento? “Negli anni della pandemia c'è chi ha guadagnato tantissimo. Le risorse le possiamo trovare lì, attraverso una sorta di patrimoniale. Chi ha guadagnato tantissimo durante la pandemia ora può anche pagare qualcosa, per contrastare la perdita del potere d'acquisto e i rincari. Altrimenti andremo incontro ad una situazione di disastro sociale. Tutte le risorse stanziate durante la pandemia - conclude Angelini -, sono andate alle aziende. Non possiamo pensare che in questa fase Confindustria dica che non si possano aumentare i salari, vanno aumentati, altrimenti avremo una situazione sociale pesantissima”.

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