Migranti e 'decreto Salvini': ricorso della Toscana alla Corte Costituzionale

Dopo la protesta dei sindaci il presidente della Regione Rossi annuncia una nuova mossa

Contro il 'decreto sicurezza' o 'decreto Salvini' che dir si voglia la Regione Toscana farà ricorso alla Corte Costituzionale, con una delibera che sarà approvata nella seduta di giunta di lunedì prossimo, 7 gennaio.

Lo annuncia il presidente della Regione Enrico Rossi, confermando il “pieno sostegno” alla protesta dei sindaci che nei giorni scorsi hanno annunciato che non applicheranno alcune parti del decreto, in particolare la norma che, a differenza che in passato, vieta di concedere la residenza anagrafica (e quindi di poter accedere a tutti i servizi connessi, in primis quelli sanitari) agli stranieri che hanno un regolare permesso di soggiorno.

In attesa del ricorso e dei suoi esiti “per aiutare e assistere i migranti e tutti coloro che hanno bisogno, come fanno i volontari, i sindaci e come già facciamo noi, almeno in Toscana si avranno tutele stabilite da una legge regionale. Lo scorso 22 dicembre, infatti, io e la mia Giunta abbiamo approvato una proposta di legge, che sarà votata dal prossimo Consiglio regionale e per la quale abbiamo già previsto in bilancio 2 milioni di finanziamento, che tutela i diritti della persona umana, a prescindere dalla cittadinanza: diritti per tutti, non solo per i cittadini italiani, ad essere curati, ad avere una dimora, un'alimentazione adeguata e ad avere un'istruzione”, ha detto Rossi, ricordando la legge già annunciata alcune settimane fa.

"La materia sanitaria, assistenziale e l'istruzione – continua Rossi - sono materie concorrenti su cui le Regioni, per il titolo V della Costituzione, hanno potere di legiferare. Già nel 2010 la Corte Costituzione si era pronunciata contro il governo Berlusconi e aveva dato ragione alla Toscana su una legge analoga che riconosceva il diritto di ogni persona alla cura. Forte di quella sentenza la giunta propone ora al consiglio regionale una legge più estesa e precisa, l'esatto contrario di quella del Governo, che invece viola i diritti fondamentali della persona umana. Confidiamo che possa essere approvata in via definitiva per la metà di gennaio".

Rossi si è poi detto “disponibile a valutare insieme ai sindaci l'esercizio previsto dalla legge La Loggia che indica la possibilità per i Comuni di richiedere attraverso il Consiglio delle Autonomie Locali che sia la Regione a farsi carico del ricorso alla Consulta in tempi più rapidi anche su materie dei comuni e su competenze dei sindaci”.

La protesta dei sindaci contro il decreto sicurezza è stata lanciata dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, al quale si sono aggiunti numerosi altri primi cittadini, come quelli di Napoli Luigi De Magistris, di Milano Giuseppe Sala, di Parma Federico Pizzarotti. Si è unito anche quello di Firenze Dario Nardella, che pur sottolineando che “non sarà violata alcuna legge”, ha dichiarato che “lavoreremo affinché gli effetti nefandi del del decreto saranno azzerati”

“Fanno bene a ribellarsi ad una legge disumana che mette sulla strada, allo sbando, decine di migliaia di persone che così diventano facile preda dello sfruttamento brutale e della criminalità organizzata, aumentando l'insicurezza”, dice Rossi.

Tra le altre norme contestate anche quella che prevede l'abolizione della cosiddetta 'protezione umanitaria'. Secondo i sindaci questo provvedimento potrà trasformare dall'oggi al domani immigrati regolari in irregolari, aumentando insicurezza sociale e tensioni.

Nardella ha più volte affermato che solo nell'area fiorentina in 900 potrebbero fare questa fine e trovarsi in mezzo alla strada, mentre Rossi dichiara che a livello regionale “5mila persone sarebbero costrette all'irregolarità, creando problemi ai sindaci e producendo insicurezza e criticità di gestione sociale”.

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