10 marzo 1302: l'esilio di Dante da Firenze

Oltre settecento anni fa il sommo poeta veniva condannato ad abbandonare la città di Firenze: un esilio inevitabile, da cui non fece più ritorno

"Dante in esilio", Domenico Peterlini (attribuito), 1860 circa (Wikipedia)

Guelfi bianchi e neri

In questa fase la scena politica fiorentina era dominata dallo scontro tra Bianchi e Neri, due diversi schieramenti del partito Guelfo. I Bianchi facevano capo alla famiglia dei Cerchi e sostenevano il popolo grasso (ovvero i ricchi mercanti e finanzieri), mentre i Neri erano guidati dalla famiglia Donati, schierati a favore della restaurazione del potere nobiliare e vicini al Papa.

In quanto difensore dell'autonomia del Comune, Dante si schierò dalla parte dei Guelfi Bianchi, in aperto conflitto con papa Bonifacio VIII, che per affermare il suo potere in Toscana sosteneva la fazione dei Neri.

Il conflitto tra i due schieramenti divenne sempre più aspro, finché il 1 novembre del 1301 le truppe angioine di Carlo di Valois, alleate del papa, entrarono con la forza a Firenze, deponendo il governo in carica e attuando una sanguinosa repressione ai danni della fazione Bianca.

La vittoria finale della fazione dei Guelfi Neri e del papa sconvolse la vita di Dante, mutando profondamente le sue sorti.

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