Fiorentina, parla Pradè: "Virus subdolo, l'ho vissuto in prima persona con la mia famiglia"

Il direttore sportivo dei viola ha raccontato la sua personale esperienza con il virus

Daniele Pradè

Mentre si avvicina il 18 maggio, data fissata per la ripresa degli allenamenti per le società di calcio, la Serie A guarda alla possibile ripartenza che dopo l'ultima Assemblea di lega sarebbe stata individata per il 13 giugno.

Il condizionale, tuttavia, è d'obbligo poiché la presenza di nuovi positivi al coronavirus, a meno che non decada l'obbligo relativo alla quarantena obbligatoria per tutta la squadra in caso di contagi imposto dal protocollo redatto dalla Figc con l'ausilio del Comitato tecnico scientifico del Governo. Una realtà, quella del covid-19, conosciuta da vicino dalla Fiorentina, una delle società più colpite, tra le prime ad avere tesserati e membri dello staff contagiati (i primi Vlahovic, Cutrone e Pezzella, oltre ad altri membri dello staff, e altri 6 contagi nei giorni scorsi).

La testimonianza diretta del dramma covid l'ha fornita il direttore sportivo del club viola, Daniele Pradè, intervenuto ai microfoni di Sky Sport: "Io l’ho vissuta in prima persona. Il mio primo pensiero va a tutte le famiglie che hanno perso i loro familiari, in modo tragico, senza potergli dire addio e senza un funerale. Nel mio caso sono stato io a portare il virus in casa: mia moglie, mia figlia, i miei cognati, i miei nipoti e i miei suoceri sono stati ricoverati per 30 giorni. È un virus subdolo, non riesci ad alzarti dal letto. Ci ho messo 48 giorni per diventare negativo. Il peggio è stato vedere la mia famiglia stare male. Sono cose che ti toccano". Il peggio sembra alle spalle ma non bisogna ancora abbassare la guardia come tiene a ribadire il dirigente dei gigliati: "Ora più che mai dobbiamo essere accorti, osservare precauzioni, evitare assembramenti. Mi farò portavoce di questo messaggio in maniera ancora più forte".

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L'esperienza del virus da parte della società viola servirà a ripartire in sicurezza: “La Fiorentina ha avuto tantissimi casi, come la Sampdoria. Com’è potuto succedere? Nonostante le precazuioni prese, in quel momento non c’erano tamponi, non c’era il sierologico. Il virus lo avevamo in casa, stando all’interno di un centro lo abbiamo contratto in molti, come la Samp. In presenza dei giusti accorgimenti il calcio e lo sport possono diventare un veicolo giusto per questa nuova vita. Dovremo imparare a conviverci fino al vaccino”.

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