Fiorentina, Pradè: "Chiesa voleva andar via, non era una questione di soldi. La squadra è forte e completa"

Il direttore sportivo viola è intervenuto in conferenza stampa per commentare la chiusura della sessione di mercato che ha visto la partenza di Chiesa, e gli arrivi di Callejón, Barreca e Quarta

Il direttore sportivo della Fiorentina, Daniele Pradè

Il giorno dopo la chiusura della sessione estiva di calciomercato che ha visto protagonista la Fiorentina, con importanti movimenti in entrata e in uscita, il direttore sportivo Daniele Pradè è intervenuto in conferenza stampa per rispondere alle domande dei cronisti. Argomento principale: la cessione di Federico Chiesa alla Juventus.

"La mia opinione è che abbiamo una squadra forte e completa con un percorso di crescita avviato - ha esordito il ds viola -. Abbiamo cambiato 19 giocatori, sono rimasti solo Pezzella e Milenkovic rispetto a tempo fa. Dragowski era a Empoli, Biraghi all'Inter, Vlahovic era ancora un ragazzino. Rispetto alla stagione scorsa le cose sono cambiate. Siamo in un periodo economicamente molto difficile, i nostri stipendi sono aumentati e abbiamo preso calciatori con ingaggi molto importanti. All'inizio avevamo 75 calciatori, abbiamo sfoltito cedendo chi non ritenevamo adatto alla prima squadra. Saponara? Non dà fastidio a nessuno se rimane, ma per lui non sarà facile giocare anche se è un ottimo calciatore. Ci sono anche Eysseric e Montiel, ma credo che abbiamo lavorato bene con le uscite".

La sconfitta in casa con la Sampdoria, seguita al beffardo k.o. di San Siro con l'Inter hanno destato preoccupazione e rabbia nei tifosi: "Non ci aspettavamo di perdere la partita con la Samp. Siamo fiduciosi. dobbiamo essere. Io, Joe Barone e il presidente sentiamo molto nostra questa squadra. Solamente il tempo potrà dirci se abbiamo ragione. Io mi sento con la coscienza a posto. Trovo che abbiamo un centrocampo molto forte con più registi con caratteristiche diverse tra loro come Pulgar, Duncan e Amrabat".

Fiorentina contenta degli attaccanti in rosa

Pradè ha risposto a proposito del mancato acquisto di un attaccante: "Davanti ne abbiamo tre. Kouamé aveva ricche offerte dall'Inghilterra, Vlahovic era richiesto da tutti. Non c’è di meglio rispetto a ciò che abbiamo, sono tre potenziali top player. Tutti e due sono andati a segno nelle prime partite. In Europa non c'è stato un grande movimento di attaccanti, se non a parametro zero. Cavani? Gente come lui e Suarez non sono operazioni proponibili per la Fiorentina, possono pensarci solo Juve e Inter. Se c'è la possibilità di migliorare bisogna essere attenti ma non ci sono state occasioni. Milik? Voleva rimanere a Napoli e così è stato. Non ha rifiutato la Fiorentina, non si considerava sul mercato".

Un altro profilo accostato ai viola era il fantasista dell'Udinese De Paul: "Rodrigo non ci serviva in questo momento, qui si sottovaluta l'arrivo di Callejón. Personalmente sono felice che al posto di Chiesa ci sia Josè Maria Callejón. In alcuni frangenti della scorsa stagione abbiamo pagato l’inesperienza della rosa, ora ci auguriamo di non attraversare più certi momenti. Sono certo che la squadra sia migliorata. Non dico con certezza che arriveremo in Europa, ma possiamo dire la nostra. Non abbiamo intenzione di prendere svincolati, la squadra è forte e io ne sono soddisfatto".

Tutta la verità su Chiesa alla Juventus

Pradè ha fatto chiarezza sulla questione Chiesa, partendo dalla decisione di fargli giocare l'ultima partita in viola con la fascia da capitano al braccio, un gesto ritenuto offensivo da gran parte dei tifosi: "A posteriori posso dire che è stato un errore dargli la fascia. L’operazione è stata conveniente, un amore non corrisposto non può andare avanti. Perché ci siamo ridotti alla fine? Per tante piccole cose: era necessario allungare il contratto, trovare la modalità di pagamento. Con questa operazione ci siamo tolti un peso, si parlava sempre di lui. Ci siamo sentiti un veicolo per arrivare ad altre situazioni. Non si poteva più andare avanti".

L'affare Chiesa con la Juve vale 60 milioni comprensivi di bonus, una cifra ritenuta adeguata dal club per acconsentire alla partenza dell'ex primavera: "Potevamo essere ceduto solo a queste condizioni. In un momento così bisogna essere creativi. Questa è stata una delle operazioni più grosse insieme a Osimhen del Napoli e di Hakimi all’Inter. Federico aveva offerte dall'Inghilterra ma la sua volontà era quella di restare in Italia e questa era l'unica possibilità. In presenza di offerte congrue avremmo valutato anche la partenza di Milenkovic e Pezzella. Ora con loro proveremo a rinnovare il contratto, altrimenti dovremo cederli. Per Pezzella c'è stata solo una richiesta di prestito da parte del Milan, arrivata alle 18:30. Perché non abbiamo usato il pugno duro con Chiesa? Lo abbiamo fatto l’anno scorso, quest’anno abbiamo ottenuto quello che volevamo, alle condizioni richieste dal presidente. Se Chiesa non fosse andato via, avremmo preso ugualmente Callejón. A Chiesa sono state offerte più alternative per rimanere a Firenze ma c'era un muro. Non è stato un problema di soldi, il ragazzo non voleva rimanere".

Pradè ha spiegato come in un certo senso Commisso si sia sentito tradito da Chiesa: "Sotto l’aspetto affettivo la famiglia Commisso si sarebbe aspettata qualcosa in più da Federico. Il presidente è uno che agisce ancora di pancia, di cuore. Gradualmente l’esperienza gli insegnerà certe dinamiche. Tifosi scontenti? Me lo aspetto e non è la prima volta. Ciò che abbiamo fatto ci piace, la responsabilità è mia e dell’allenatore. Tra 90 giorni si aprirà il mercato invernale, in quel momento ci troveremo e vedremo cosa c'è da fare".

L'acquisto di Quarta e il rinnovo di Milenkovic

Tra i volti nuovi c'è anche Lucas Martinez Quarta, difensore acquistato dal River Plate di cui si dice un gran bene: "Lo volevamo prendere già l’anno scorso ma costava molto. Siamo stati bravi a fiondarci su di lui, trattare con le grandi squadre argentine non è mai semplice ma avevamo la volontà del ragazzo in cui crediamo tantissimo. Passarella me ne ha parlato in maniera entusiasta, lo vede come un suo possibile erede. Mi hanno detto bene di lui anche miei ex giocatori come Samuel e Burdisso, sa interpretare quasi tutti i ruoli difensivi in un sistema a tre o a quattro".

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In tema di difensori, il ds ha parlato anche del caso di Milenkovic, altro giocatore che aveva tante richieste in questo mercato e che è in scadenza nel 2022: "La sua situazione non è la stessa di Chiesa, non c’è muro. Con Pezzella ne parleremo più avanti se sarà il caso. Lo scetticismo dei tifosi è normale. Sono anni che la Fiorentina non occupa le posizioni di classifica che le competono. Credo di conoscere Firenze meglio di alcuni fiorentini, non per presunzione ma perché mi piace vivere la città, girare a piedi. L’entusiasmo si crea solo con le vittorie, con la continuità. Avere l’Europa come obiettivo non serve a nulla, dobbiamo essere creativi e preparati. In questa città c'è il vantaggio che i calciatori vengono da soli, vedi Ribéry e Callejón: hanno scelto Firenze oltre alla Fiorentina. Il futuro? Con il nuovo centro sportivo cresceranno società e squadra, mi piacerebbe essere ancora il ds quando verrà costruito"

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