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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Calcio

Fiorentina, Zazzera a un anno dall'operazione al cuore: "Spero di essere da esempio per chi sta affrontando il mio stesso problema" | ESCLUSIVA

L'attaccante della Fiorentina rientra in campo in una partita ufficiale. E' la prima donna ad aver ottenuto l'idoneità sportiva dopo un intervento di questo tipo

Tutti abbiamo un sogno nella vita. E quando raggiungi quel sogno, speri sempre che niente e nessuno possa portartelo via. E' un po' la storia capitata a Danila Zazzera, calciatrice classe 98' della Fiorentina, che l'8 ottobre dell'anno scorso ha subito un'operazione a cuore aperto per un'anomalia alla coronaria destra, che ha messo in pericolo non solo la possibilità di giocare a pallone, ma la sua stessa vita. Tanto tempo lontano dal campo, dove l'attaccante viola ha dovuto affrontare paure e insicurezze, oltre che un percorso riabilitativo faticoso. Tutto ciò però è stato ripagato, perché oggi Danila è la prima donna ad aver ricevuto l'idoneità sportiva dopo un intervento di questo tipo, tornando finalmente a fare ciò che più ama: rincorrere quel pallone sul prato verde, proprio come si fa con i sogni. 

Danila, dopo più di un anno sei tornata a giocare a calcio nell'ultima gara contro il Verona. Cosa hai provato quando il mister ti ha chiamato per entrare?

"Sicuramente sono sensazioni che mi sono mancate tantissimo, soprattutto stare a bordocampo, vivere la partita con le mie compagne. Nel momento in cui entro in campo è come se ogni volta mi ricordassi come ad aprile sono riuscita a ritornare. E' come se fosse sempre una sensazione di avercela fatta dopo l'operazione".

Sei stata la prima atleta in Italia ad aver ottenuto l'idoneità sportiva dopo un'operazione a cuore aperto. Ti senti orgogliosa di questo? Cosa diresti oggi ad un atleta che deve affrontare il tuo stesso problema?

"Per me è un motivo di orgoglio, quello certamente. Quello che mi sento di dire ad un atleta che si dovesse ritrovare ad aver ricevuto una notizia come ho ricevuto io è di non pensare sul lungo termine, perché a volte dopo l'operazione ti possono dire "guarda non ce la fai" o "sarà pesante e difficile", quindi fare un passo alla volta, pensare prima a guarire, poi ritrovare la forma e poi anche se le prime visite non vanno bene di provarci, sempre, fino alla fine".

Com'è stata la riabilitazione dopo un'operazione così importante e delicata?

"All'inizio dovevo stare sulla frequenza cardiaca di massimo 140/150 battiti, che per un'atleta è veramente bassa. Poi pian piano, quando prendi confidenza anche con il cuore vai ad aumentare questa frequenza per portarlo sotto sforzo. Comunque deve essere una cosa graduale, perché devi riabituare il cuore a fare di nuovo fatica"

In un tuo post di Instagram hai scritto che la vita è uno schiocco di dita, probabilmente riferendoti anche al fatto che spesso ci si arrabbia per cose futili quando invece non si dovrebbe. Questa esperienza ti ha fatto cambiare la visione della vita?

"Queste sono cose che ti segnano, e quando vai così tanto vicino al non sapere se il giorno dopo ti puoi svegliare o no, anche indirettamente pensi alle cose in modo diverso, pesi i problemi in modo diverso, ma in generale vivi le giornate in maniera differente. Ad esempio ho imparato a godermi la singola giornata, a godermi l'attimo, anche le piccole cose senza andare a cercare chissà che cosa. Fai attenzione alle piccole cose che magari prima davo per scontato mentre oggi, dopo aver passato tutto ciò, mi rendo conto che in realtà non è tutto così scontato".

Hai sempre sottolineato la figura di Astori in questa tua esperienza...

"Tante volte, sia nel periodo pre-operazione che post, ho ripensato a lui. Purtroppo a Davide è successa la tragedia che sappiamo tutti, e spesso mi sono trovata a chiedermi perché io ho avuto questa fortuna e lui no. Involontariamente penso che purtroppo, con la sua tragedia, il mondo della medicina dello sport sia cambiato".

Tra l'altro quest'estate, durante gli Europei, tutti abbiamo assistito alle immagini drammatiche di Christian Eriksen. Cosa hai provato vedendo quei momenti?

"Per fortuna non ho viste quelle scene in diretta, e sinceramente ho fatto molta fatica a vederle dopo. Per fortuna è stato salvato. Ho sempre pensato che era una cosa che poteva succedere anche a me, ed è come se mi fossi ritrovata coinvolta in quella situazione, ed ovviamente ho sperato fino all'ultimo che potesse salvarsi e per fortuna così è stato".

Proprio in quell'episodio è stato importante l'intervento della squadra, che ha fatto da scudo mediatico al giocatore. Quanto ti è stata vicina la squadra in questo periodo?

"In realtà da quando ho avuto la notizia dell'operazione ad oggi, non mi è mai mancato l'apporto di tutte. Indicativamente passo molto tempo con Baldi e Mascarello. E' stato importante soprattutto quando ho ricominciato ad allenarmi e magari non ce la facevo col fiato oppure non veniva il passaggio giusto, mi dicevano "ricordati cosa hai passato", dandomi forza, e per questo devo ringraziare tutte le mie compagne".

Hai sempre detto di aver avuto paura che la tua vita calcistica potesse finire definitivamente. In realtà, dentro di te, pensavi veramente questa cosa o hai sempre avuto la speranza e la convinzione di poter tornare a giocare?

"Sinceramente, dopo l'operazione, ho veramente pensato di smettere col calcio. In quei momenti è come se mi fossi ritrovata catapultata da qualche parte in mezzo al nulla. Quindi ho iniziato a pensare alle possibili soluzioni che potevo trovare perché avevo proprio accantonato il calcio. Ovvio che un piccolo spazio dentro di me lo ritagliavo sempre, però quando vivi questi momenti, metti davanti altre cose".

Oggi lo vedi in maniera differente il calcio?

"No, in realtà lo vedo come l'ho sempre visto, ovviamente con molta più voglia e foga di giocare, che è la cosa che più mi è mancata in questo periodo"

Al di fuori del mondo del pallone, la vita di tutti i giorni è cambiata?

"Forse qualche paura in più ti rimane dopo un'operazione di questo tipo. Sono cose che pian piano poi affronti con le persone a te care e con gli psicologi, che ti portano a rivedere la vita con meno paure. La figura dello psicologo è fondamentale in questi casi. Ho avuto tanti blocchi da smaltire sotto questo punto di vista, sia in campo che fuori. Per esempio in campo a volte sei consapevole di quello che hai fatto, però magari ti spaventi se senti il cuore battere più forte oppure hai paura che ti possa capitare qualcosa quando sei in giro, quindi affidarsi a chi di competenza mi ha aiutato tanto".

Come è nata la passione per il calcio?

"Fin dall'asilo, quando mia mamma mi veniva a prendere, mi ricordo che la maestra gli diceva sempre "signora non so cosa fare con sua figlia, vuole sempre giocare a pallone" e io ogni pomeriggio tornavo a casa con le ginocchia sbucciate, perché stavo sempre a giocare con i miei compagni maschi. Poi da lì non mi sono mai fermata e ho sempre continuato a giocare".

Quanto è cambiata la Fiorentina in questo anno che sei stata ferma?

"Penso che abbia fatto dei progressi importanti, sia a livello di struttura ma anche di intensità. Penso che con l'avvicinarsi del professionismo, una società debba sapersi adattare in tante cose che in questi anni magari ha tralasciato. In ogni caso penso che siamo migliorate molto".

Quanto è importante questa svolta del professionismo per il calcio femminile, e cosa manca ancora in Italia per raggiungere i livelli dei maggiori campionati europei?

"Il professionismo in Italia penso sia come premere un interruttore, quindi secondo me cambierà tantissimo la visione dell'atleta ma anche la vita dell'atleta, e questo ci avvicinerà molto a quelli che sono i canoni di Francia, Spagna o Germania. Per arrivare a questi livelli penso che dobbiamo migliorare ed aumentare nell'intensità di gioco, che comunque negli ultimi anni è già cambiata tantissimo. Pian piano ci stiamo avvicinando a quell'intensità che ci ha sempre contraddistinto dagli altri paesi".

Sarà fondamentale anche migliorare nelle infrastrutture e la Fiorentina in questo ha risposto presente col nuovo centro sportivo di Bagno a Ripoli.

"Avere delle strutture all'altezza del professionismo è importante, perché poi in un unico luogo è dove si prepareranno le partite, dove ci alleneremo ogni giorno e anche dove giocheremo. E' un po' come se fosse il tuo ufficio e più questo è attrezzato più ti permette di fare un lavoro migliore. Penso che il nuovo centro sportivo sia una cosa che serviva".

Per quanto riguarda questa nuova stagione, la Fiorentina dopo un inizio difficile ha forse trovato la quadra, infilando tre vittorie consecutive, con la prossima sfida col Milan che sarà un po' come una prova del nove per cercare di rilanciarvi in classifica.

"All'inizio abbiamo avuto un po' di difficoltà, forse dovuto anche al cambio dell'allenatore e al fatto che avevamo tante giocatrici nuove in squadra. Pian piano abbiamo avuto fiducia nel lavoro che ha fatto il mister e ci siamo messe a sua completa disposizione, e nel momento in cui abbiamo capito, abbiamo cambiato marcia e abbiamo cambiato i risultati. Si, penso che la partita col Milan sarà come una prova del nove per capire a che punto siamo e dove possiamo arrivare e a cosa possiamo ambire. Spero di giocare uno spezzone di gara".

Dopo sei giornate come lo valuti questo campionato?

"Penso che sia un campionato per niente scontato. Ogni weekend c'è da giocarsi ognuno la propria partita. Non è come qualche anno fa, dove magari già dall'inizio si sapeva chi arrivava prima e seconda, dove i risultati erano più scontati. Lo vedo molto più competitivo".

Qual è l'obiettivo della Fiorentina quest'anno?

"Dobbiamo cercare di guardare partita dopo partita e di portare a casa più punti possibili. Dobbiamo lavorare giorno dopo giorno per cercare di arrivare più in alto possibile".

Come ti trovi con mister Panico?

"Mi trovo molto bene. E' un'allenatrice molto diretta, che non si fa problemi a dirti quello che pensa. Personalmente mi trovo bene a lavorare con lei, sto imparando tanto. Ha creato in me nuovi stimoli e al momento sono felice di poter essere allenata da lei".

Come ti trovi qui a Firenze, ormai una seconda casa per te.

"Mi trovo molto bene, qua è come se fosse casa mia. Nel tempo libero amo andare a fare una passeggiata al piazzale Michelangelo o andare a prendere il gelato al ponte alla Carraia. Mi piace anche esplorare un po' in giro per la Toscana, che è una terra meravigliosa".

Se oggi ti trovassi di fronte il tuo cuore, cosa gli diresti?

"Vorrei chiedergli come ha fatto a resistere fino al giorno in cui non è stato scoperto il problema che avevo. Gli direi di affrontare quello che ha affrontato nella stessa maniera in cui lo ha fatto e di rifare tutto quello che ha fatto sinceramente, perché ad oggi, non cambierei niente del percorso che ho fatto".

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