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Domenica, 5 Dicembre 2021
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Antognoni e l'addio alla Fiorentina: "Deluso da Commisso e Barone. Mai avuto voce in capitolo"

L'Unico Dieci a due giorni di distanza dall'ufficializzazione del suo addio al club viola di cui è stato una bandiera, racconta le ragioni della separazione e spara a zero sul presidente e sul direttore generale lamentando un'assoluta mancanza di rispetto

La separazione tra la Fiorentina e Giancarlo Antognoni, seppur annunciata da tempo, è ufficiale soltanto da un paio di giorni. Lo strappo definitivo si è consumato dopo l'incontro dello scorso venerdì tra la bandiera viola e Joe Barone.

Com'è andata nella riunione con il braccio destro di Commisso, l'Unico Dieci lo ha raccontato in più di un'intervista rilasciata alla stampa sportiva. "Un incontro terrificante, di inaudita freddezza" lo ha definito ai microfoni di Tuttosport, in cui gli è stato ribadito che non avrebbe avuto più incarichi riguardanti la prima squadra, lo spostamento al settore giovanile e la riduzione dell'ingaggio.

Alla Gazzetta dello Sport, invece, è andato duro con Commisso: "Credevo mi avrebbe contattato per spiegarmi il motivo della separazione. Invece nulla: se ne è lavato le mani anche se Barone mi ha detto che aveva deciso lui. Non pensate che avrei meritato un po' di rispetto? Commisso ha sbagliato a non avere fiducia in me. A lui piace dire che si è fatto dal nulla: anche io sono andato via di casa a 15 anni. E si ricordi che io nella mia professione sono arrivato sul tetto del mondo". 

Antognoni ha sottolineato la poca coerenza di Commisso, facendo un paragone con l'addio di Chiesa: "Quando Chiesa andò alla Juventus, Commisso disse che era rimasto profondamente deluso per il fatto che Federico non andò a salutarlo. Ora però ha fatto lo stesso grave errore con me".

L'icona della Fiorentina ha spiegato anche perché ha rifiutato la proposta del club: "Dopo il primo approccio con Barone avevo capito che ci fosse qualcosa di strano. Mi disse che avrei dovuto cambiare ruolo e fare lo scout dei giovani, ma sapevo che fosse una proposta inesistente: Burdisso qualche giorno fa aveva detto che lui si voleva occupare della ricerca dei giovani talenti. Quindi quale sarebbe stato il mio ruolo?".

Alla base della scelta, anche la poca considerazione avuta a livello tecnico in questo biennio: "Non sono il responsabile dei primi due anni disastrosi della gestione Commisso. Anche perché non ho praticamente mai avuto voce in capitolo: le scelte le hanno fatte Barone e Pradè. L'unico mio intervento sugli ultimi giocatori è stato per Martinez Quarta, per cui mi ero confrontato con il mio amico Passarella. Peraltro, accompagnai Pradè al suo primo approccio con Commisso: bel riconoscimento. Sono molto deluso anche da lui" ha detto, senza mancare di rifilare una stoccata anche all'attuale direttore sportivo.

"Quando arrivò a Firenze - conclude Antognoni riferendosi a Commisso - lo portai al Museo del calcio e ci emozionammo a guardare le immagini della mia Italia campione del mondo. Io gli ho aperto le porte del mondo e lui mi ha ripagato nel modo peggiore".
 

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