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Toscana in zona arancione, Nardella: "I musei sono luoghi sicuri". Alcuni però non hanno mai riaperto

Il Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore e la Galleria dell'Accademia non riapriranno al pubblico

Una delle sale del Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore

E' ormai ufficiale l'entrata in zona arancione della Toscana a partire da domenica 14 febbraio. Notizia amara per ristoratori, baristi e per tutto il comparto del cibo che vedono sfumare anche l'occasione del pranzo romantico per San Valentino.

Niente di nuovo si potrebbe pensare, all'altalena dei colori siamo tutti abituati, ma in realtà dopo cinque settimane di giallo i toscani dovranno nuovamente fare attenzione a ciò che si può e non si può fare. E se per i ristoranti la chiusura è obbligata c'è chi spera che i musei possano aprire anche in arancione. "Anche in fascia arancione i musei italiani sarebbero in grado di mantenere la sicurezza. Il mio appello a Draghi è di avere a cuore il destino dei musei, piccoli o grandi che siano, e di mostrare per la cultura e i siti d'arte la stessa attenzione che è stata mostrata per la scuola" con queste parole il sindaco di Firenze, Dario Nardella, si è rivolto al Governo Draghi (che dovrebbe giurare oggi). Il fine settimana per i luoghi di cultura era già sinonimo di stop ai visitatori, ma dal lunedì al venerdì le loro sale avevano iniziato ad accogliere molti visitatori.

Ricordiamo che molti musei fiorentini hanno le loro sale virtuali, così sarà possibile "visitarli" anche da chiusi.

Emergenza covid: i musei che non hanno riaperto

I primi musei a riaprire a Firenze furono quelli comunali seguiti poi da Uffizi, Opificio delle Pietre Dure, Musei del Bargello, Museo Archeologico nazionale di Firenze e San Marco, Museo di Galileo... tra questi due grandi assenti la Galleria dell'Accademia e il Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore. E se il primo, il museo dov'è esposto il David, aveva programmato l'apertura per il 16 febbraio, le porte del secondo sarebbero - comunque - rimaste chiuse.

"Provo una grande malinconia - così Antonio Natali, storico dell'arte, ex direttore delle Gallerie degli Uffizi e consigliere dell'Opera, ha commentato la prolungata chiusura del museo a margine della presentazione della mostra dedicata al Dante del Bronzino a Palazzo Vecchio - il ruolo dei musei è fondamentale, ma la situazione economica per l'Opera del Duomo è disastrosa. E' vero ha ricevuto un ristoro importante (5.867.631,40 euro, ndr) ma non sufficiente a coprire le perdite. Io mi sono impegnato per far riaprire la Cupola e il Duomo, si poteva arrivare quasi fin sotto agli affreschi, la mia aspirazione era anche quella di aprire il museo. Ci sono delle regole alle quali dobbiamo sottostare tra cassa integrazione e il ballo tra il giallo e l'arancione. Io credo che gli economisti che sono nel Cda abbiano avuto le loro ragioni per dire che non poteva riaprire, ovvio che da storico dell'arte ne soffro, se fossi stato solo io a decidere avrei aperto, però non si può fare i generosi con le facoltà degli altri". 

Nel museo sono esposti oltre 750 opere, "capolavori che - si legge sul sito dell'Opera -, nella maggior parte dei casi, furono realizzati per gli esterni ed interni delle strutture ecclesiastiche che ancora oggi sorgono davanti al Museo: il Battistero di San Giovanni, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore e il Campanile di Giotto" e come dimenticare la Maddalena Penitente di Donatello o la Pietà Bandini di Michelangelo.

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