"Patti in Florence", il mondo rock di Patti Smith raccontato dal regista fiorentino Edoardo Zucchetti

La Sacerdotessa del rock e il suo legame con Firenze sono raccontati nel film Patti in Florence

Patti Smith, foto Marco Borrelli

E' stato la sua ombra, la seguiva in ogni vicolo, piazza e museo. Dove c'era la musica di Patti Smith c'era la telecamera di Edoardo Zucchetti. Era il 2009 e la Sacerdotessa del Rock aveva deciso di celebrare il suo rapporto speciale con Firenze con il progetto I was in Florence, un tour (se così può essere chiamato) che portò l'artista al Mercato Centrale, alla Galleria dell'Accademia, in piazza della Signoria, in piazza Santo Spirito al Teatro Niccolini e in molti altri luoghi simbolo della città viola. 

L'unione tra Smith e Firenze nacque il 10 settembre 1979 quando allo stadio Franchi, con la sua band, si esibì di fronte a 60mila spettatori. Una folgorazione reciproca, una sindrome di Stendhal incurabile che ha sancito un legame indissolubile. Nel 2015 Patti Smith decise di celebrare i quarant'anni dal tour Horses con un nuovo concerto a Firenze, all'anfiteatro nel Parco delle Cascine, e grazie a quell'evento il progetto del regista Zucchetti prese realmente forma, portandolo alla creazione del documentario "Patti in Florence".

"Nel 2009, avevo 22 anni, e lavorando al progetto I was in Florence ho avuto la possibilità di seguire Patti Smith ovunque andasse per 10 giorni. I primi due giorni c'erano così tanti giornalisti che non si era accorta di me, poi notò che ogni giorno ero con lei. Abbiamo iniziato a salutarci - ha ricordato Edoardo Zucchetti -, lei aveva una Polaroid e ci scattavamo foto a vicenda. Io all'epoca non parlavo una parola di inglese, quindi anche volendo sarebbe stato impossibile stabilire un dialogo". Con tutto il materiale girato durante quell'evento, e con la volontà e il desiderio di diventare un regista, Zucchetti decise di proporre la sua idea, un docufilm su Patti, ad alcuni papabili finanziatori, ma "il materiale non convinse nessuno e per cinque anni è rimasto chiuso in un cassetto".

Dal sogno alla realtà: il docufilm su Patti Smith

Zucchetti, da buon fiorentino caparbio, non si lasciò scoraggiare da quel primo grande no, "non bisogna mai fermarsi, io decisi di mettere da parte le mie riprese e di fare esperienze all'estero". E così iniziò ad appesantire il suo bagaglio culturale collaborando con alcuni dei più grandi nomi dello spettacolo internazionale come Marco Gandini, Franco Zeffirelli, Jonathan Miller e Terry Gilliam (per l’opera), Pupi Avati, Ron Howard e Michael Bay (per il cinema). Grazie a queste esperienze si rese conto dei gioielli che conservava nel cassetto e quando Patti Smith, nel 2015, annunciò la data fiorentina si completò la quadratura del cerchio.

"Il concerto del 2015 è stato fondamentale. Mi ha dato la possibilità di parlare con Stefano Righi (il tour manager di Patti Smith ndr) e da lì nacque l'idea di intervistare chiunque fosse collegato a Patti e Firenze". Ventisette, questo il numero delle persone intervistate personalmente da Edoardo per la realizzazione di "Patti in Florence": il chitarrista e storico membro della band Lanny Kane, il batterista Jay Dee Daugherty, i giornalisti Ernesto Assante, Gino Castaldo e Luca Sofri suoi cantastorie negli anni '70 e poi ancora Massimo Gramigni e Claudio Bertini, organizzatori dei suoi concerti fiorentini dai tempi del PCI e di Radio Cento Fiori, per la quale sono presenti Michele Ventura, Massimo Bellomo, Ernesto Ferrara; i fotografi Saulo Bambi, Stefano Rovai, e Massimo Sestini. E come dimenticare un'altra importante realtà toscana: la Casa del Vento, band aretina, contattata dalla stessa Patti per una collaborazione. La band e l'artista si incontrarono a Firenze durante un concerto organizzato da Emercency.

Il film di Zucchetti racconta tutto questo. Mette insieme filmati storici trovati negli archivi della Biblioteca Nazionale, della Rai, di New Press Photo e di Radio 100 Fiori con i filmati del 2009 dello stesso Edoardo e con le riprese del concerto del 2015 dove le corde della chitarra di Patti si sciolsero come burro al sole tra le sue mani.

"E' un progetto al quale ho lavorato tanto e senza Fondazione Sistema Toscana non avrebbe preso forma. Il film sarebbe potuto essere ancora più lungo, ho dovuto selezionare e scartare una grande quantità di materiale, continuo ancora oggi ad ascoltare racconti sul concerto del '79 di Patti Smith, ad esempio Giorgio van Straten (scrittore e neo presidente della Fondazione Alinari ndr) mi ha raccontato di essere stato colpito da un libro di Pasolini durante quel concerto".

"A causa della pandemia il film sarà presentato solo online. Però stiamo già lavorando per un'anteprima stampa a Firenze e per portare il documentario all'estero. I progetti per il futuro sono molti". Alla domanda se Patti Smith approvi o meno il film Zucchetti preferisce non rispondere: "posso solo dire che siamo in contatto". 

Come e dove vedere il film Patti in Florence

Il film sarà presentato in anteprima domani, domenica 15 novembre, come apertura del Festival dei Popoli, giunto alla sua 61esima edizione. A causa dell'emergenza sanitaria il Festival ha spostato l’intera programmazione nella sala virtuale PiùCompagnia in collaborazione con MyMovies. Patti in Florence sarà visibile per tre giorni in streaming dal 15 al 18 novembre alle ore 20:30.

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