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Giorgio Panariello, foto dalla sua pagina Facebook

Giorgio Panariello, foto dalla sua pagina Facebook

Giorgio Panariello e il dolore per il fratello morto. Il ricordo dell'infanzia con i nonni e il primo incontro con Franco

Un'infanzia felice ma segnata dall'assenza dei genitori, la conoscenza con il fratello Franco e la sua prematura scomparsa

Giorgio Panariello, domenica è stato ospite di Domenica In, dove ha presentato il suo nuovo libro Io sono mio fratello. Il libro parla del fratello scomparso nel 2011 e Panariello ha voluto precisare che Franco "non se n'è andato per overdose, come hanno scritto molti, ma per ipotermia". Il comico toscano attualmente è uno dei giudici di "Tale e Quale Show", il programma condotto dall'amico Carlo Conti.

Giorgio Panariello, l'infanzia e l'assenza dei genitori. E' stato cresciuto dai nonni

Un'infanzia felice e colma d'amore, ma che nasconde delle tristi verità. Il comico è cresciuto con i nonni, pensando fossero genitori. "Non posso dire di aver avuto un'infanzia difficile, perché i miei nonni hanno sostituito benissimo i miei genitori, ma è chiaro che qualcosa dentro ti rimane". La mamma andava a trovarlo solamente a Natale, presentandosi come una amica di famiglia. "Non ho mai nutrito risentimento nei suoi confronti, ma neanche amore, perché non mi ha insegnato a farlo. Non ho mai provato niente per lei. La vedevo che arrivava a portarci i regali, ma per me era una signora, e ogni volta arrivava con un fidanzato diverso. Il mio amore materno si è talmente concentrato su mia nonna". 

Il padre è sempre stato assente: "Non si è fatto vivo neanche quando sono diventato famoso - ha spiegato - Ed è strano, perché molti si fanno vivi quando raggiungi la fama. Ma lui non lo ha fatto. Ed io, ogni volta che andavo in tv, mi chiedevo se mi stesse guardando". 

La conoscenza col fratello Franco arriva quando i due sono ancora bambini. "Era Natale e mia mamma (che ancora non si era presentata come tale), arrivò insieme a questo bambino. L'ho conosciuto in quel momento ma io sentivo che c'era. Fra le gambe dei grandi c'era questo ragazzino secco secco con l'occhio storto e ho percepito fosse qualcosa di più che un semplice amico". 

"Mio fratello abbandonato sul lungomare di Viareggio come un materasso"

Mentre Giorgio continua a crescere con i nonni, Franchino va invece in collegio perché i nonni non potevano permettersi di mantenerlo. I due fratelli vivono un rapporto più intenso solo da grandi, tanto che Giorgio lo aiuta nella sua battaglia contro l'eroina. "Mio fratello non è morto per overdose - ha ribadito l'artista toscano - si è sentito male durante una cena ed è stato abbandonato sul lungomare di Viareggio come un materasso. E' morto di ipotermia, perché è stato tutta la notte al ghiaccio. Potevo essere io, mio fratello. Ci sono momenti della mia vita in cui io stesso ho provato disperazione e stavo per cadere nella trappola delle sostanze stupefacenti, a noi due mancava il piglio di un genitore, del controllo. Io mi sono fermato in tempo. Se non avesse incontrato l'eroina, mio fratello sarebbe me". 

Il biglietto lasciato al fratello Franchino

Panariello ha spiegato che un giorno, nel pieno della disperazione di non riuscire ad aiutare Franchino, gli lasciò un biglietto. "C'era scritto 'Mi spiace soltanto non poterti dimostrare che vivere come vivo io sia meglio'. Io sapevo che stava male, avevo capito che faceva uso di droghe pesanti e per cercare di aiutarlo ho provato ad entrare nel suo giro. La verità, però, è che i suoi amici, di fronte a me, si limitavano a fare qualche canna: percepivano che ero là per capire cosa facesse Franco in quelle giornate sane in cui spariva". 

"Mi sono sentito in colpa di essere diventato famoso - ha confessato Panariello - di avere una giacca elegante e di avere una bella macchina, perché se tu hai una bella macchina e tuo fratello è in quelle condizioni, ti senti sempre in colpa, anche se sapevo che quella colpa non era mia. Ma mi sentivo in colpa per un pezzo di pane e una fetta in più di prosciutto che mangiavo. Solo quando ho capito che lui era fiero di me, ho capito che potevo vivere senza colpa".

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