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Chiude prestigiosa galleria d'arte: “Ai fiorentini non piace cambiare"

Lo sfogo di un gallerista fiorentino: “Firenze prigioniera della sua stessa bellezza”

Parlare di una galleria d'arte costretta a chiudere a Firenze sembra un paradosso. Eppure è la sofferta decisione che Eduardo Secci, proprietario dell’omonima galleria, ha dovuto prendere per proseguire al meglio la sua carriera. Dopo dieci anni di attività, 48 mostre realizzate, numerosi progetti esterni nella città e oltre 100 artisti esposti, la galleria di Firenze ha chiuso definitivamente al pubblico. 

“Purtroppo non c'è mai stato alcun sostegno, né da parte della collettività né da parte delle istituzioni – spiega Eduardo -. Per lavorare nel mondo dell'arte bisogna che ci sia anche il tessuto dell'arte e Firenze non ce l'ha”. Nel corso di questi anni, la galleria Secci ha avuto l'onore di ospitare mostre di respiro internazionale con artisti come Esther Stocker, Bosco Sodi, Zimoun, Diana Al Hadid, Andrea Galvani, Andre Butzer ed altri. “Organizzare una mostra costa tanto, ma a parte l'aspetto economico, mancava quell'incisività che invece si riscontra in altri posti. La nostra galleria è anche a Milano e Pietrasanta, e in queste città siamo sempre andati bene. Firenze invece negli anni è sempre stata come un'ancora”.

Il problema, secondo il gallerista, sarebbe da imputare alla scarsa attitudine dei fiorentini di cambiare e di evolversi. Come se quella bellezza antica che si respira in ogni angolo della città fosse una prigionia. Un'eterna bellezza dalla quale non si può sfuggire. “E' come se il mondo dell'arte contemporanea non esistesse a Firenze. Ho speso tempo, sacrificio, denaro e impegno e non ho mai venduto un quadro. In questa città manca la cultura di capire la contemporaneità, non solo nell'arte. Il fiorentino ha questo difetto: non riesce ad apprezzare altro al di fuori del bello della propria città. Il mondo si evolve. Oggi non sarei attuale se io facessi Caravaggio, per fare un esempio. E nemmeno Caravaggio era attuale ai suoi tempi. Firenze purtroppo ha una mentalità molto paesana”. 

“Non voglio farne una questione politica – prosegue Eduardo – ma quale è un posto al mondo dove non si cambia mai? Se ci pensiamo a Firenze non c'è mai stato un colore diverso nel gestire la città, nonostante poi tutti si lamentano di come viene gestita. Dall'altra parte c'era un dirigente che negli Uffizi aveva fatto benissimo e che parlava di cultura in un posto dove è l'indotto principale. Un vero paradosso, purtroppo ai fiorentini il cambiamento non piace”. 

L'avventura di Edoardo ora prenderà altre strade. Purtroppo lontane dalla sua città d'origine. “Firenze è la città in cui sono cresciuto, dove ho radicato la mia vita e dove speravo di far crescere la mia famiglia. Punterò su Pietrasanta e soprattutto Milano, dove c'è tutto per far bene. E sono felice di anticipare che apriremo una sede anche all'estero”. 

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