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Stefano Cantini, il musicista che suona i flauti etruschi dopo secoli di silenzio / VIDEO

Stefano Cocco Cantini, sassofonista di professione e "archeologo" per passione, ha scoperto come suonare i flauti degli etruschi

Un suono che ricorda terre lontane e inesplorate, che ci porta a viaggiare con la mente oltre i confini italiani: niente di più sbagliato, la musica di quei flauti non potrebbe esserci più vicina e familiare. A suonare la riproduzione dell'antico flauto è il sassofonista Stefano Cantini detto "Cocco", che vanta un primato per cui ha lavorato per 10 anni insieme all’etruscologa Simona Rafanelli, direttrice del Museo Civico Archeologico di Vetulonia. Cantini è stato il primo musicista a far suonare i flauti etruschi dopo oltre 2.600 anni di silenzio. Le note che possiamo ascoltare nel video - qui sopra - sono quelle che gli Etruschi suonavano tra il IX secolo a.C. e il I secolo a.C. in Toscana, Umbria, Lazio.

"L'interesse per questi antichi strumenti è nato molti anni fa quando la direttrice del museo di Vetulonia mi mise al corrente che nell'Antiquarium della Fortezza Spagnola di Santo Stefano, all'interno di una nave affondata 2.600 anni fa, c'erano degli strumenti musicali" ha spiegato Cantini che questa mattina si è esibito durante TourismA.

La scoperta nella tomba etrusca

"Da quel momento è iniziata una serrata collaborazione con Simona Rafanelli - ha aggiunto il musicista - e la Soprintendenza per studiarli in collaborazione anche con il Conservatorio di Livorno. La scoperta di come suonarli però è tutta mia, dopo 10 anni di prove ecco la soluzione, in una tomba di Tarquinia". Osservando i dipinti della necropoli un musico catturò l'attenzione di Cantini: "Il pittore di allora aveva dipinto un'ancia posta all'imboccatura degli strumenti". L'ancia altro non è che una sottile linguetta che vibrando fa suonare gli strumenti a fiato "un archeologo non poteva saperlo, ma un musicista sì".

"Preso nota di quanto scoperto ho costruito un'ancia che potesse andare bene per lo strumento conservato nel museo, siamo andati ad aprire i reperti, l'ho provata ed ecco la magia: ha iniziato a suonare, fu un'emozione incredibile, una scoperta eccezionale" ha raccontato entusiasta Cantini che vanta collaborazioni con Michel Petrucciani, Chet Baker, Dave Holland, Enrico Rava, Billy Cobham, Stefano Bollani, Ray Charles, Phil Collins e molti altri.

Era il 2015 quando il flauto, trovato nel mare vicino all'Isola del Giglio, suonò ma non era possibile continuare ad utilizzare quello strumento così muniti di metro e matita Cantini e Rafanelli presero le misure degli strumenti, in totale sette, e chiesero a Paolo Marzeddu, artigiano di Follonica (città di Stefano Cantini), di ricostruirli fedelmente in legno di Bosso. "È un mistero, non abbiamo idea di come siano riusciti a creare strumenti così perfetti. La realizzazione di uno di questi flauti ha richiesto molti giorni di lavoro e poi sono difficili da suonare, hanno bisogno di una regolazione precisa e la cannetta che li fa suonare deve essere nella giusta proporzione". Ognuno dei sette flauti ha bisogno di un'ancia diversa.

La ricerca ha comprovata importanza scientifica è "una certezza, noi abbiamo preso in considerazione ogni possibilità, ma l'unica via giusta era quella indicata sul dipinto. Non abbiamo gli spartiti di cosa suonavano, ma le sette note che sentiamo sono per certo quelle che sentivano loro, quindi siamo molto vicini alle melodie che proponevano i musici etruschi".

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