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Accadde oggi: Dante Alighieri condannato a morte e all'esilio

Iniziò oggi, nel 1302, la vita da esule del Sommo Poeta

Il 10 marzo del 1302 Dante Alighieri fu condannato a morte: iniziò così il suo esilio da Firenze. La vita di Dante è stata legata a doppio filo alle alterne vicende della storia politica fiorentina. Come appartenente alla fazione dei Guelfi bianchi fu fortemente attivo nella gestione politico amministrativa della città e quando i Guelfi neri presero il comando di Firenze fu individuato come uno dei principali avversari da rendere inoffensivi. Questo il testo della sentenza di condanna emessa dal tribunale: «Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo (in contumacia), e se lo si prende, al rogo, così che muoia». Inizia così il periodo più travagliato della vita del sommo poeta, sempre in continuo peregrinare per la penisola e in costante precarietà e pericolo. Ma le drammatiche vicende quotidiane dettero forse a Dante la spinta per scrivere la sua opera più importante: La Divina Commedia. Un capolavoro allegorico dalla poetica inarrivabile e un testo fondamentale per la nascita della lingua italiana. Dante non tornerà mai più a Firenze; morirà a Ravenna nel 1321, più da italiano che da fiorentino.

Fonte: Comune di Firenze.

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