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Il calcio dilettanti piegato dal caro bollette: "Guadagni al minimo, servono aiuti"

A rischio non solo i sogni di molti bambini ma anche tanti posti di lavoro


Prima la pandemia, adesso il caro bollette. Non c'è pace per le società di calcio dilettantistiche, che nuovamente sono a far fronte ad un'emergenza che stavolta rischia seriamente di far sgonfiare il pallone su tanti campi. A rischio non solo i sogni di molti bambini, ma anche posti di lavoro: dirigenti, preparatori, allenatori, custodi. Queste e molte altre sono le figure che quotidianamente lavorano in una società di calcio dilettantistica, che con l'inflazione ha visto aumentare vertiginosamente i costi di gestione. 

“C'è molta preoccupazione, le bollette sono triplicate e i costi di una società sportiva sono tanti, specialmente ora che le varie squadre si allenano nelle ore serali – racconta Andrea Agatensi, direttore generale della società sportiva Fortis Juventus -. Il sistema sta facendo zero per noi piccole società, sia a livello nazionale e istituzionale. Di pari passo ci sono le difficoltà delle famiglie. Molte non riescono a pagare la quota annuale per i ragazzi e i bambini, perché spendono quei soldi per altre spese. All'interno di tutti i bonus che il governo ha fatto, a mio parere sarebbe stato utile concederne uno per le famiglie che hanno figli che fanno attività sportiva. Noi siamo in difficoltà su questo, perché se una famiglia non riesce a pagare una quota per un bambino, come facciamo a dirgli a quel bambino di non venire più a giocare?”

Il problema delle bollette si lega anche ad un altro passato e ormai ricorrente, come quello delle infrastrutture. Impianti sportivi fatiscenti, obsoleti, che ovviamente non permettono un risparmio energetico, ma anzi, aumentano i consumi: “Una società sportiva dilettantistica come la nostra si trova a gestire questi impianti vecchi – afferma Agatensi -, che non hanno ricevuto mai lavori di ammodernamento, e che quindi non ti permettono di risparmiare. Impianti costruiti decine e decine di anni fa, abbandonati a se stessi. Oggi stiamo pagando il conto”.

A rimetterci non sono solo le società, ma di conseguenza anche le singole famiglie, che per mandare a giocare i propri ragazzi e bambini, dovranno pagare qualcosa in più. Una delle soluzioni è cercare di ottimizzare i costi con alcune iniziative: “Noi abbiamo rinnovato il parco istruttori quest'anno, cercando di fornire ai ragazzi un livello superiore alla media. Abbiamo aumentato gli allenamenti settimanali anche nelle fasce dei Pulcini ad esempio, per cercare di dare un prodotto migliore. Le cifre sono state lievemente aumentate, ma si tratta di un piccolo ritocco necessario per i tempi che stiamo passando. A livello numerico non abbiamo subito al momento grosse defezioni. Inoltre diamo la possibilità al genitore di fare una sorta di abbonamento del prezzo di 60 euro, che gli consente l'accesso alle gare casalinghe di tutto il settore giovanile e scuola calcio. Considerato che quest'anno ci sono gare regolari,siamo andati incontro al genitore, permettendogli di risparmiare qualcosa. Dobbiamo un po' reinventarci – conclude il dg della Fortis – per cercare nuove entrate, perché piangersi addosso non porta a niente. Ci stiamo rimboccando le maniche, organizzando un torneo in più o un corso in più. Ad esempio abbiamo organizzato un corso, denominato “MiniFortis”, propedeutico al calcio per i bambini dai 2 ai 5 anni, che faremo ogni sabato mattina. Perché le emozioni che ti regala un pallone sono indescrivibili, e non possiamo permettere dopo la pandemia, che sul mondo del calcio e dello sport cali di nuovo il buio”.

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