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Opinioni

Giorgia Gobo

Giornalista FirenzeToday

Achille Lauro a Firenze e la sua inascoltata richiesta di togliere i telefoni

In piazza della Santissima Annunziata Achille Lauro ha fatto sold out e tra le luci del palco e le grida dei fan, la sua richiesta di abbassare i telefoni è risuonata forte, ma in pochi l'hanno accolta

La fama delle sue esibizioni lo precede, un peso non indifferente che crea aspettative altissime che se disattese possono essere un vero e proprio boomerang. Al momento però lo show va avanti egregiamente e tra un "Oh sì" e un "Me ne frego" Achille Lauro sta girando l'Italia con il suo Superstar tour. Mai nome fu più azzeccato per il trasformista che ha portato i propri show anche sul palco di Sanremo e per i quali è stato duramente criticato: come dimenticare il momento del suo Battesimo sul palco dell'Ariston che ha sconvolto esponenti di Fratelli d'Italia, alcuni membri della Chiesa e che però è stato banalizzato dall'Osservatorio Romano ("Volendo essere a tutti i costi trasgressivo, il cantante si è rifatto all'immaginario cattolico. Niente di nuovo"). Sul palco insieme a lui la sua band, dal sapore punk-emo con i capelli mezzi rasati e un'attitudine alla Green Day, che è stata poi raggiunta dall'Electric orchestra, composta da 50 elementi, diretta dal Maestro Dino Plasmati. 

Il concerto, sold out, che ha portato in scena in piazza della Santissima Annunziata, per il Musart Festival, ha raccontato la sua storia. Lauro ha scelto canzoni importanti per la sua carriera, alcune "vecchissime" come lui stesso le ha definite. Ma ciò che ha colpito del suo concerto è stato l'impegno che il cantante ha messo nel coinvolgere il pubblico. Le pause sono state poche, le canzoni molte, ma Lauro ha bramato costantemente il consenso dei presenti. Ha rimproverato un addetto alla sicurezza che stava obbligando tutte le prime file a stare sedute e quando poteva ha invitato i suoi fan a cantare con lui. Proprio l'incessante bisogno di ricevere un riscontro dal pubblico ha spinto Lauro a chiedere più volte che i telefoni venissero messi via così che tutti potessero godersi il concerto.

In questa richiesta si può leggere una necessità che non è solo di Lauro: a manifestare il medesimo desiderio - o sarebbe meglio definirlo fastidio - è stato anche Emis Killa che ha chiamato rincog*ioniti (scherzando lo precisiamo) i suoi fan ed anche Bob Dylan che ha deciso di bandire completamente gli smarphone dai suoi concerti. Se prima vedere i telefoni in alto pronti a registrare ogni mossa sul palco era sinonimo d'interesse nello show, adesso la tendenza sembrerebbe essersi invertita e anzi crea disagio in chi si sta esibendo.

"Mettete via i telefoni, domani lo racconterete a voce" questo l'appello di Lauro che però non è stato seguito da molti, anzi, e la sua delusione per brevi attimi era anche ben visibile. Un appello quasi scontato nella sua estrema semplicità, ma così difficile da mettere in atto. Ma perché? Senza dover per forza aprire un'analisi sociologica, il mondo dei social è il mondo dell'esserci, del condividere, del mostrare e se non mostri, se non condividi e se non ci sei, sui social, allora è come non esistere davvero. E così condividiamo concerti, viaggi, ogni tanto li ri-condividiamo per mostrare che "abbiamo vissuto", da qui la necessità di fotografare, riprendere e immortalare tutto: spesso quel materiale poi non viene neanche guardato e così qual è il risultato? Che si è perso il momento. Il "raccontare a voce" è stato spodestato dal "ti mostro" e questo fa sì che tra noi e quello che vediamo ci sia sempre, o quasi, uno schermo.

Per Lauro essere guardato davvero, senza filtri, era particolarmente importante perché sul palco ieri sera c'era solo lui con la sua calma apparente, che può essere scambiata per strafottenza, ha cantato e si è mostrato per com'è: un misto tra un divo di Hollywood che adora i bagni di folla - e anzi richiede al suo pubblico di osannarlo ancora di più - e un rocker con gli occhi sporchi di matita nera e quell'atteggiamento da che me ne frega che lo rende erotico agli occhi di molti.

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