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Toscana, Umbria e Marche: Rossi fa sul serio, via alla macroregione

Il governatore incontrerà a Perugia i colleghi Catiuscia Marini, governatrice dell’Umbria, e Luca Ceriscioli, presidente della Marche, "per avviare una comune riflessione sull'integrazione dei servizi e la riforma dell'assetto regionalista dello Stato"

Un unico blocco tra Toscana, Umbria, Marche. Enrico Rossi, il governatore toscano, ha chiamato l’idea “l’Italia di mezzo”, che un po’ scimmietta ‘Il signore degli anelli’ di Tolkien, un po’ sembra essere la risposta politica in positivo a quel disgraziato e infame “mondo di mezzo”, la teoria messa in pratica da Carminati & co per mangiarsi mezza Roma. 

Ciò che conta, al di là delle assonanze, è che l’orizzonte delle tre Regioni si sta facendo comune per davvero. Sembrava quasi una boutade di inizio autunno, quella di Rossi, invece il progetto amministrativo, nel giro di un mese dall’annuncio, entra davvero nel vivo. Merito di Rossi, che è stato lesto nel proporre prima di tutti qualcosa che già frulla in testa al governo Renzi: è noto, infatti, che l’esecutivo stia lavorando ad un progetto per portare le regioni da 20 a 10 o 12. Rossi, sulla scia della revisione del Titolo V della Costituzione, ha giocato d’anticipo lanciandosi in questa sorta di visione che sta tutta dentro tre asset: un nuovo capitolo della spending review dal basso; una macro area che mette assieme il grosso dell’Italia centrale per avere peso specifico triplo in Europa; l’integrazione dei servizi, “temperando il pendolo dell'autonomia con quello dell'interesse nazionale”.

Sì, perché non si tratta di fondere amministrativamente le Regioni, quindi liquefare i confini simbolo, eleggere un unico presidente e un unico consiglio. No. Rossi ha convinto i suoi colleghi Catiuscia Marini, governatrice dell’Umbria, e Luca Ceriscioli, presidente della Marche, a ragionare su un’alleanza strategica per una nuova regione che dal Tirreno arrivi fino all'Adriatico. Tanto che domani, alle 15:30, nel palazzo Domini di Perugia, i tre si incontreranno per un primo vertice istituzionale “per avviare una comune riflessione sull'integrazione dei servizi e la riforma dell'assetto regionalista dello Stato”, è scritto nella nota che accompagna l’appuntamento. “In Europa- continua- la Francia ha ridotto l'anno scorso da 22 a 13 le proprie regioni, in Germania i Laender più piccoli stanno chiedendo di unirsi, per ridurre costi e sprechi, e anche nel Parlamento italiano, dopo le Province, si torna a discutere di una possibile modifica ai confini delle Regioni”.

Rossi aveva abbozzato il progetto nelle settimane scorse: un "regionalismo differenziato" e con Regioni diverse, "macroregioni", che dopo il referendum confermativo della legge di riforma costituzionale possa tradursi in un percorso di politiche comuni e fusioni di servizi che le esercitano su base regionale. Domani sarà la prima occasione per approfondirlo.
 

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